Il mio luogo dell’anima:San Leonardo de Siete Fuentes

 

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Ho passato tanti anni a cercare la mia strada…

Ho percorso strade in discesa e tantissime strade in salita mentre cercavo di materializzare quella che Coeho definirebbe “la mia leggenda personale”.

Forse, anzi sicuramente, non sono ancora del tutto arrivata e ho bisogno di percorrere ancora tanta strada e consumare ancora tante scarpe ma posso dire con sicurezza che finalmente dopo tanto errare oggi il mio lavoro mi ha portata nel mio luogo dell’anima!

Sembra che tutta la mia vita, il caso o il destino abbia cospirato per portarmi  qui! In questo posto! In questo esatto momento!

Il luogo dove mi sento a casa, dove la lentezza dei ritmi danza leggera con le frequenze del mio spirito e dove respiro pace chiudendo le porte allo stress della modernità, alla vita scandita dalle lancette dell’orologio, ai caffè bevuti troppo in fretta e all’ansia di correre sempre su un metaforico tapis roulant senza arrivare mai…

Un posto nel verde dove il telefonino non riceve, dove stradine di terra si inanellano su se stesse nell’intenso verde della foresta e il rumore del guizzo d’acqua delle fontane, del ruscello e dei laghetti mi culla in un tenero abbraccio.

San Leonardo con le sue sette fontane e la sua storia antica e affascinante, la trachite della chiesetta romanica e i suoi Muristenes, i lecci, l’agrifoglio e le querce da sughero hanno stregato il mio cuore!

Questo posto mantiene inalterato il fascino schietto e sincero dell’insediamento antico. Eletto a dimora e luogo cultuale sin dai tempi più remoti (XII sec.) per la copiosità e salubrità delle acque e per il verde rigoglioso e lussureggiante della sua foresta.

Il suo stesso nome “San Leonardo delle Sette Fonti” (in spagnolo siete fuentes) rievoca la sua natura di pane per l’anima, di sorgente di vita e di miracolo, in quanto sette sorgenti (Tabga= Heptapegon) fu il luogo che fece da sfondo al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci narrato nei vangeli, al discorso cosiddetto della Montagna, all’apparizione agli apostoli dopo la resurrezione e come qui a San Leonardo anche a tabga sorse una chiesa.

Il numero sette, inoltre, ha sempre rivestito una grande importanza e simbolismo in campo magico-religioso.

Secondo alcuni studiosi furono i monaci dell’ordine cistercense i primi ad insediarvisi e a dare il nome di Sette Fontane alla chiesa e poi all’intero borgo.

Si trovano vari esempi in tutta Europa dell’usanza di  quest’ordine di battezzare con questo nome i luoghi in cui si stabilivano come, ad esempio, l’Abazzia di Sept-Fons in  Francia.

Le fonti ovviamente ci sono davvero e con la loro acqua purissima, diuretica e priva di scorie alimentano un piccolo laghetto e un ruscelletto che scorre fino a raggiungere la piana di Abbasanta (acqua santa in lingua sarda).

Un tempo San leonardo era soltanto il più antico dei tre insediamenti che si svilupparono in questa zona.

Oltre a Santu Lussurgiu vi era, infatti, il villaggio di Lucentina che sorgeva a pochi km dal santuario di San Lussorio verso Abbasanta in una zona che oggi prende il nome di Lughentinas.

L’attuale San Leonardo pur mantenendo intatto il suo potenziale di fascinazione è assai diversa dal piccolo centro del passato.

Delle vestigia del passato rimane intatta soltanto parte della foresta, le acque e la chiesetta romanica con i suoi muristenes.

La piccola chiesetta di San Leonardo situata alle pendici del Montiferru è un monumento medievale in stile Romanico-Pisano  che fu fondata nel XII secolo e che fu dedicata a Leonardo di Noblac  e che subì dei rimaneggiamenti intorno al XIV-XV secolo fra cui l’aggiunta di un campanile a vela .

In un documento del 1341 viene menzionata come: “ecclesia septem Fontium.”

Una fonte documentale del 1355 afferma che in questo luogo sorgesse anche un Ospedale intitolato a San Leonardo di sette fontane e gestito dagli Ospedalieri di San Giovanni che curavano i soldati di ritorno dalle crociate e i lebbrosi.

Si attesta, inoltre, la presenza di due grandi monasteri di cui uno maschile e uno femminile.

Una delle storie che si narra su questi luoghi è una storia di vendetta e dolore legata alla figura  di Guelfo della Gherardesca, figlio del Conte Ugolino, di Dantesca memoria, vissuto nel XIII secolo.  Questi,volendo vendicare l’uccisione del padre e del fratello sfidò i pisani e uccise per strangolamento Giovanni Gubatta, uno degli  assassini.

In seguito però i Pisani lo sconfissero a Domusnovas e lo costrinsero ad una ritirata repentina.

Errò a lungo a cavallo ferito e umiliato e trovò rifugio nel monastero dei gerosolimitani a San Leonardo e qui morì.

A causa delle guerre e delle epidemie del 1300 l’insediamento di San Leonardo si spopolò mentre quello di Santu Lussurgiu guadagnò importanza. Lucentina, invece, sparì.

Oggi, a San Leonardo è rimasto davvero poco delle vestigia del passato.

Ciò che è immediatamente visibile e visitabile è solo la chiesetta con l’annesso novenario che si erge come ginestra nel deserto a testimonianza del passato.

Nel novenario in cui un tempo si faceva la novena a San Leonardo oggi vi è una stupenda e romantica struttura ricettiva dal nome “Eremo del Cavaliere” e gestita eccelsamente da una giovane coppia di coniugi.

Qui su prenotazione si potranno degustare piatti della tradizione o ricette originali e pernottare all’interno dell’antico muristenes.

Io ne ho approfittato subito e vi metto a disposizione qualche immagine qui sotto!

 

 

 

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