Passeggiando e Visitando i Luoghi della mia Città

Camminare per le strade della propria città è  un po’ come mangiare il proprio piatto preferito. Si conosce già quel sapore ma ogni volta si rinnova il piacere di riscoprirlo.  Dona il senso di sicurezza e confidenza proprio di una storiella narrata ad un bambino che già la conosce ma che  ama sentirla perché già sa che quella storia ha un lieto fine. Angoli della nostra città che ad un turista sembrerebbero luoghi anonimi, hanno  per noi il sapore nostalgico della nostra infanzia, del gelato mangiato al parco con i nonni, della spesa al mercato con la mamma, delle prime uscite notturne nei locali, della volta che con l’amica si è uscite in centro da sole per la prima volta e della prima volta che siamo andate al cinema o a studiare in biblioteca. Ogni angolo parla di noi e spesso di un’ intera generazione di ragazzi e delle consuetudini degli abitanti di una città, un paese o semplicemente un rione. Alcuni luoghi sono addirittura identitari per tutti gli abitanti di una città perché ci si rispecchiano e ci si riconoscono. Per noi Cagliaritani, ad esempio, è importante il nostro mare  e la spiaggia del Poetto, la sella del diavolo, il bastione, i nostri parchi e tanti altri luoghi ancora. Ho abitato per brevi o lunghi periodi in tanti posti differenti nella mia vita e ho sempre cercato di mettere da parte l’occhio del turista per vivere sempre appieno le reali abitudini e modi di vivere degli abitanti della città. Ho cercato di farmi entrare sottopelle lo spirito del luogo, fatto da uno scandire del tempo diverso, abitudini differenti, profumi nuovi, accenti per me inconsueti e nuovi intrecci di relazioni più o meno profonde. Ho individuato fra tante la caffetteria in cui il caffè aveva il sapore più intenso, la pizzeria in cui la pizza era più sottile e croccante, il parco che riesce a calmarmi e riempirmi il cuore quando la giornata delude le mie aspettative, il locale dove si incontrano le persone dopo il lavoro,quello dove nascono nuovi amori e quello più adatto per cominciare una vita insieme con una proposta di matrimonio, il panificio col profumo migliore e il pane sempre caldo. Vivere un luogo è molto diverso dal vedere le cose che devono essere viste come si fa in brevissimi viaggi; significa entrare a far parte del tessuto sociale, respirare piano assaporando ogni istante, fermarsi ad ascoltare le chiacchiere di due anziane signore che raccontano come si viveva ai loro tempi, andare al mercato e farsi convincere dai commercianti ad assaggiare tutto quanto ancora non conosci e godere nel vederli inorgogliti quando  dopo l’assaggio leggono sul tuo viso, prima ancora che tu lo dica, il gradimento. Oggi voglio condividere con voi qualche foto della mia Cagliari così come la vede il cuore di chi c’è nato e cresciuto, senza alcun intento di mostrare solo il bello oggettivo e con la speranza che un giorno verrete a conoscerne dal vivo i colori, i profumi, gli accenti, la luce e le particolarità della mia Cagliari che fa parte di me come io faccio fieramente parte di lei.

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I Colori di Cagliari: Quartiere storico di Castello

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Le nonne raccontano che  da sempre a Cagliari “ Sa passillara” è stata quasi un rito, occasione di incontro e scambio di idee oltre che di movimento all’aria aperta.

Si usciva in buona compagnia  per un giro serale nel centro cittadino.

Via Lamarmora, Via dei Genovesi e Castello in genere con il teatro lirico e la Lauc, dove si andava a ballare, pullulavano di persone Eleganti.

Le donne ostentavano fiere nuovi cappellini, gioielli, vestiti di stoffe costose e gli uomini in abito grigio e conetta a volte muniti di elegante bastone facevano mostra di se stessi e dissertavano per le vie del più e del meno godendo della frescura serale.

Le donne più anziane, invece, prediligevano via Manno e via Garibaldi per fare acquisti con le figlie presso i negozi di stoffe oppure Via Roma dove c’era la splendida Rinascente.

Anche gli strati sociali meno agiati si preparavano con i “ vestiti da passeggio” e  aspettavano con l’ansia l‘ora de sa passillara per poter uscire di casa e avere occasione di aggregazione e conoscenza.

Inizialmente i giovani passeggiavano sul tardi dopo lo studio ma dopo la guerra la voglia uscire e incontrarsi portò un mutamento nelle di abitudini cittadine e l’orario della passeggiata venne anticipato alle 17:00.

Ci si incontrava in terrapieno d’estate oppure in via Roma o nel Largo Carlo Felice dove si faceva avanti e indietro fino alle 20:00 circa. La domenica, invece,  si prediligeva andare ad ascoltare la banda al bastione.