Un filo rosso color del vino percorre la Storia della Sardegna

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Antica  Sardegna,  isola in mezzo al mare dalle coste ospitali e l’interno impenetrabile. Baciata dal sole e dalla luce e spazzata da venti che ne inclinano gli alberi. Granitica e selvaggia, sabbiosa e calcarea lambita da un mare salatissimo e trasparente. Sulle sue coste e lungo i suoi fiumi che attraversano come autostrade naturali i territori più ospitali abita, nell’età del bronzo, un popolo fiero che vive in pace. Un popolo che vive in semplicità circondato da verdi distese su piccole alture per possedere con lo sguardo l’orizzonte. Vivono in piccoli villaggi disposti intorno ai Nuraghi in una dimensione conviviale in cui si divide il pane e forse già si beve il vino. Un vino che forse non ha le caratteristiche che oggi conosciamo, che forse è dolce, forse è speziato oppure è essenziale , primitivo e ricorda la semplicità senza troppi fronzoli della cucina sarda, ma che è comunque e pur sempre vino! La vite selvatica,  antica pianta di Sardegna, cresce rigogliosa senza addomesticazione in attesa di essere accarezzata e curata da sapienti mani fenicie.

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Quella appena descritta è una Sardegna disegnata in punta di “trowel” sui brevi e significativi tratti della cultura materiale del popolo Sardo. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce brocche panciute dette askoidi molto probabilmente destinate a contenere vino, bronzetti rappresentanti uomini che sembrano libare vino da brocche askoidi, vinaccioli  e acini carbonizzati, torchi utilizzati molto probabilmente per la torchiatura dell’uva e palmenti pressoi litici. In un secondo momento le coste sarde vedono l’arrivo dei fenici.

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Questi ultimi arrivano in pace, quasi in punta di piedi  fra Marzo e Ottobre navigando in acque favorevoli fino alle Coste ricche d’argento e verso giacimenti  colmi di rame. Prendono dimora inizialmente in luoghi costieri, isolati e protetti con un occhio rivolto al mare e l’altro alle ricchezze  minerarie della terra sarda e poi si spingono lungo il corso dei fiumi per penetrare in parte l’interno. Portano beni di lusso, ceramiche pregiate e ciò che conoscono sulla vite e la sua coltura e sulle tecniche di vinificazione. Inizialmente non vengono per restare ma la ricchezza di quest’ isola  e la sua luminosa bellezza li seduce a tal punto che decidono di mutare intento perché non basta più lo scambio di beni fra terre divise dal mare, non basta più stabilirsi sulle coste ricche d’argento da Marzo ad ottobre perché ora conoscono il gusto del sale sardo,conoscono l’aroma di quelle viti,il colore della nostra porpora,la tenerezza delle carni dei tonni del mare di Sardegna, le terre da pascolo e i terreni fertili. In questa fase inizia il commercio del vino sardo verso l’Etruria. I Fenici insegnano al popolo Sardo le proprie tecniche di vinificazione e le tecniche di conservazione e trasporto del vino. Da una iniziale amicizia segnata da una collaborazione fruttuosa e rispettosa dell’altrui cultura si sfocia in una commistione  forzata di culture, di saperi così come dal confronto costruttivo si passa alla progressiva imposizione di modelli fenici fino a svelare il vero carattere dei rapporti sottostanti che ormai appaiono senza veli, intrisi e macchiati da interesse e sfruttamento.

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Più tardi anche i Cartaginesi, intuiranno il potenziale del vino isolano, di quella terra così vocata e di quel clima perfetto sublimato dall’aria salmastra e intensificheranno la coltura della vite affiancandola a quella cerealicola. Verranno create da mani sapienti anfore vinarie dette “Zita” di foggia orientale e argilla locale per trasportare il vino. Questo vino conquisterà i mercati iberici e nord africani. I cartaginesi sono però mal tollerati dal popolo Sardo, al loro arrivo, infatti,avevano portato distruzione ( Bithia e monte Sirai) e avevano trasformato i sardi in soldati. Una rivolta dei soldati mercenari decreta il futuro Romano dell’ isola.

L’arrivo dei Romani segna il territorio Sardo. I romani solcano il territorio con opere  indelebili. Trasfigurano ciò che è  selvaggio per renderlo geometrico e funzionale: costruiscono strade,ponti,terme, teatri, acquedotti , case, ville e fattorie.

Ad  Olbia(fattoria romana S’Imbanconadu), ad esempio, sono stati rinvenuti i resti di un’abitazione  risalente alla metà del I -II secolo a.C. con un cortile di pertinenza con ambienti atti alla produzione vinicola oltre che alla panificazione. Ancora una volta uva e cereali, pane e vino presenti entrambi a confermare nuovamente la vocazione della terra sarda. Anche nel Nuraghe Arrubiu sono stati rinvenuti due laboratori destinati alla produzione del vino con vasche per la pigiatura, torchi, recipienti, bacili, basi e contrappesi oltre che vinaccioli carbonizzati di Bovale Sardo. In età tardo repubblicana la coltura della vite subisce una battuta d’arresto a causa dell’ affermazione dei vini provenienti dai territori di oltremare dell’Italia centrale. I Sardi hanno in realtà sempre subito il fascino di ciò che arriva da oltre il mare, che supera i loro confini e che è per loro misterioso, sconosciuto e accattivante.

La coltura cerealicola, in questo periodo, si impone sulla coltivazione delle vite distraendole attenzioni. Bisognerà aspettare l’età imperiale per veder rifiorire la vitivinicoltura Sarda. In età medioevale e giudicale si continua a coltivare la vite ma complice la fascinazione sarda per l’oltremare si iniziano ad  importare vitigni e vino prodotto fuori dall’isola. Questo sembra essere il caso della Malvasia che parrebbe essere stata introdotta in Sardegna, alla fine del VII secolo, dai monaci orientali che frequentemente coltivavano la vite in terreni annessi ai monasteri. La malvasia avrebbe mutuato il nome dalla “Monemvasia” probabilmente suo luogo di origine. Ciò sarebbe confermato anche dalla curiosa circostanza che alcuni agricoltori anziani si tramandano l’uso della dicitura “ uva greca”in riferimento alla malvasia. I monaci in periodo giudicale sono i responsabili di una coltivazione della vite innovativa che consta di nuove tecniche. Camaldolesi, Cistercensi, Vittorini e Vallombrosiani  coltivano le vaste porzioni del territorio annesse al loro monastero in ossequio alla regola benedettina dell’ora et labora. La vite, infatti, rappresentava per gli stessi monaci metafora del Cristo vite e dei tralci e il suo prodotto era in nuce il sangue del Cristo stesso. Così oranti e meditanti dedicavano il loro duro lavoro e il loro amore alla coltura di questo frutto. La vite, ad ogni modo, è sempre stata una coltivazione importante per il popolo sardo. Ha sempre rivestito, insieme al grano e all’olivo, un carattere predominante e ne ha sempre caratterizzato i panorami. Questo rilievo è documentato anche nella  “Carta de Logu.”

Fra le pagine della “Carta” possiamo leggere che a quei tempi, veniva comminata come massima pena il taglio  della mano per chi bruciava la vigna altrui o la sradicava (1300).Solo cento anni prima potevamo leggere nel codice degli statuti del Libero Comune di Sassari il divieto di importare vino da fuori, di piantare nuova vigna se non si era previamente provveduto ad estirparne. Questo protezionismo, nuovo per la Sardegna, fu condiviso dagli Spagnoli allorquando nel 1360 Pietro II di Aragona statuì il divieto di importare in territorio Algherese vino proveniente da altri centri.

In “De naturali Vinorum historia” il Bacci fa menzione dell’abitudine dei sardi di produrre vino da viti selvatiche e dunque sappiamo che anche in questo periodo i Sardi continuavano a sfruttare per la vinificazione anche la vite non addomesticata. La vite addomesticata veniva, invece, coltivata in terreni su cui erano presenti anche l’olivo, la frutta e i cereali. Gli Spagnoli, in seguito, tra il XIII E XVIII secolo introdussero nuove cultivar e, secondo alcuni autori, un nuovo modo di allevare la vite il cosiddetto metodo a: Sa catalanisca” che si andava a contrapporre a quello a “ Sa Sardisca”. Secondo altri autori questo metodo era ed è perfettamente combaciante con l’alberello latino e, dunque, di introduzione più risalente e non Spagnola. Durante la dominazione piemontese la Sardegna vantava un’ampissima superficie vitata prima dell’avvento della fillossera.

Alla fine del 1800 la diffusione di questo insetto colpì duramente gli apparati radicali delle viti piantate sulla terra del  “vecchio mondo del vino”. La fillossera, piccolo e insinuoso insetto, portò alla distruzione di  buona parte dei vigneti europei. Nei primi del 900 si scoprì che questo parassita non attaccava la vite americana e si decise, dunque, di provare ad innestare le viti su piede americano e questa operazione rappresentò la salvezza per la viticoltura dell’intero  vecchio mondo del vino. Oggi la vite viene ancora innestata su vite americana per scongiurare la maledizione rappresentata dalla fillossera anche se rimangono pochi e rari esempi di viti a piede franco che grazie ad un terreno sabbioso riescono ad evitare che questo insetto possa attaccarle e la Sardegna vanta l’esempio del Carignano del Sulcis. Ancora oggi la  vite e il vino rappresentano buona parte dell’economia sarda e ne caratterizzano il panorama. Grazie a uomini coraggiosi, determinati e innamorati delle proprie produzioni si è passati dal produrre vino da taglio al produrre vere e proprie eccellenze territoriali e oggi la Sardegna può vantare la produzione di tante bottiglie di qualità che percorrono le strade del mondo facendo conoscere aromi e caratteristiche della terra sarda ben oltre i nostri confini.

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Indovina chi viene a pranzo oggi?

Nel mio precedente contributo, intitolato “indovina chi viene cena?” ho introdotto l’argomento dell’arte del ricevere gli ospiti in maniera molto generale. Oggi, invece, ho pensato di arricchire un po’ la trattazione illustrando più dettagliatamente alcuni aspetti, che per necessità di sintesi ho precedentemente trascurato ma, che rivestono comunque grande importanza. Se, dunque, dovete organizzare un pranzo o una cena a casa vostra ed avete avuto l’intuizione di navigare nelle placide acque di internet in cerca di risposte, respingendo così il vostro primo impulso di mettervi le mani fra i capelli e urlare, ebbene questo contributo è per voi!

Un primo consiglio è quello di invitare un numero di persone adeguato alla situazione. Se avete, infatti, una casa di medie dimensioni, tavolo di media grandezza e non siete soliti organizzare pranzi e cene per tanta gente sarebbe meglio contenere il numero di invitati. Non è mai consigliabile, infatti, stipare gli invitati in luoghi ristretti senza rispettare il loro “spazio prossemico”. Ognuno di noi, infatti, costruisce intorno a se una bolla di protezione che lo tiene a “distanza di sicurezza” dagli altri. La “distanza di sicurezza” dagli altri, infatti, varia da persona a persona e si restringe o dilata in base al rapporto più o meno stretto che abbiamo con il prossimo. Se viene violato questo nostro spazio ideale reagiamo con situazioni di imbarazzo e fastidio cercando di ripristinare la giusta distanza. Questo concetto ha ancor più valore se si pensa che durante un pranzo o una cena ognuno dei commensali è impegnato a mangiare. L’atto del cibarsi è considerato da qualcuno come atto con un alto grado di intimità. Avete mai sentito dire a qualcuno: “ non mi piace che mi si guardi mentre mangio?” questo concetto ha poi un risvolto pratico perché man mano che lo spazio fra i commensali si restringe diventerà sempre più scomodo svolgere le attività connesse al mangiare come, ad esempio, tagliare la carne nel piatto. Se è pur vero che non si deve sgomitare e che bisogna tenere le braccia aderenti al corpo mentre si usano le posate è anche innegabile che questo comportamento non possa venire imposto da una carenza di spazio! Una superstizione che accomuna molti paesi fra cui l’Italia impone, inoltre, il divieto di sedersi in tredici a tavola. Questo è anche l’oggetto di una nota commedia teatrale di M. G. Sauvajon dal titolo appunto: “Tredici a tavola”.

L’origine della superstizione del numero tredici viene attribuita a diversi accadimenti. Una prima ipotesi ritiene che l’origine di questa credenza debba attribuirsi alla circostanza che durante l’ultima cena erano presenti al tavolo tredici persone ovvero Gesù e i suoi dodici apostoli. La superstizione sarebbe così ricollegata al tradimento e alla morte. Una seconda ipotesi si basa sul fatto che il venerdì tredici del 1307 Filippo il bello diede ordine di arrestare e sterminare i templari. Dunque il tredici evocherebbe l’idea di un evento tragico. Esistono tante altre versioni sull’origine della scaramanzia legata al numero tredici ma queste sono oggi le più conosciute. Vi consiglierei,dunque, a meno che non sappiate in maniera certa che i vostri invitati non sono scaramantici, di evitare di invitare proprio tredici persone! 😉

Per quanto concerne l’invito, il menu, l’ordine di servizio e le relative tempistiche, il vino, i complementi del piatto, cadeau, l’apparecchiatura delle posate, dei bicchieri e dei piatti rimando all’articolo precedente. (https://stranapagina.wordpress.com/2015/02/25/indovina-chi-viene-a-cena/) Qui, invece, intendo soffermarmi su altri importanti profili cominciando dal tovagliato.

La tovaglia rappresenta il primo problema da affrontare per chi si accinga a preparare la tavola. Precedentemente ho solo accennato al fatto che si possono usare tovaglie, runner, tovagliette americane e tutto ciò che la fantasia suggerisce ma è ovvio che se, ad esempio, siamo in presenza di un invito formale sarà preferibile se non doveroso l’utilizzo di una tovaglia. Ma che tovaglia scegliere? In un passato non troppo lontano la tovaglia da preferire sarebbe stata una tovaglia di lino ricamata ma oggi appare adeguato anche l’utilizzo di tovaglie damascate in fiandra o semplicemente di tovaglie in lino a tinte tenui o stampate con disegni delicati. La tovaglia dovrà essere stirata perfettamente e sarebbe opportuno inamidarla leggermente in modo da rendere il piano molto teso e la caduta perfetta. La caduta non deve mai toccare terra a meno che non si tratti di un tavolo da buffet. Sotto la tovaglia sarebbe opportuno porre un mollettone bianco e gommato in modo che attutisca gli urti degli oggetti posti sul tavolo, valorizzi le tovaglie che hanno delle trasparenze e preservi il tavolo dalla caduta di liquidi che potrebbero rovinarlo. Nel caso di tovaglia con ricami ad intaglio sarà opportuno porre fra i due piani un’ulteriore tovaglia in tinta unita. Una volta vestita la tavola bisogna scegliere il servizio in porcellana o ceramica che vi si abbini alla perfezione. Se si tratta di un occasione formale opteremo per un classico servizio in porcellana bianco. Se, invece, si tratta di un invito informale andrà bene ogni colore che si abbini bene al tovagliato meno che il colore rosso. Alcuni studi condotti presso l’ università di Basilea in Svizzera hanno, infatti, evidenziato che servire un pasto in un piatto rosso inibirebbe l’appetito. Così se siete a dieta ben venga il piatto o il bicchiere rosso ma non se avete ospiti a tavola e volete che mangino con sano piacere. Il rosso, dunque, che è da sempre utilizzato per segnalare divieti e pericoli diventa anche un segnale di stop per il nostro appetito. Un servizio da dodici di porcellane o ceramiche dovrebbe comprendere oltre ai piatti piani, fondi, da dolce, da pane, da frutta anche le tazze per il consommé con il relativo piattino, la salsiera, le zuppiere, i vari piatti da portata declinati in vari formati, l’ insalatiera, le mezzelune da accostare al piatto, ciotoline per il sale, la coppa da macedonia con le relative coppette. Per quanto riguarda il servizio di posate queste dovranno avere uno stile compatibile con le porcellane o il servizio ceramico e dovrebbe comprendere:12 cucchiai da minestra, 24 forchette, 12 coltelli,12 coltelli da pesce, 12 forchette da pesce, 12 coltellini e forchettine da frutta e dessert,12 cucchiaini da caffè,12 cucchiai da dolce,12 coltellini spalma burro, un mestolo piccolo e uno grande, tre cucchiai e tre forchette grandi da portata, posate da arrosto, posate da pesce, posate da insalata, paletta e coltello per dolci, posata per salsiera. Come già accennato nel contributo precedente, anche i bicchieri dovranno essere adeguati al vino e alle bevande che si intende offrire. Per quanto riguarda il centrotavola avevo accennato di prediligere nella scelta centrotavola bassi che permettano di guardare in faccia tutti i commensali. Negli inviti formali sarà preferibile la scelta dei fiori con colori in abbinamento al resto della mise en place e che abbiano profumi tali da non disturbare l’esperienza gustativa dei commensali. Si usa spesso utilizzare anche coppe d’acqua in cui galleggiano fiori senza stelo e candele. In inviti meno formali si potrà trarre ispirazione dalle stagioni e utilizzare boule con pesciolini, stelle marine e conchiglie, oppure in mesi autunnali ghiande e castagne, grano e così via. In prossimità del tavolo dovrà essere collocato un carrello con tutte le cose che non trovano posto a tavola ma sono necessarie come ad esempio l’oliera, i piatti necessari per il cambio, le posate di servizio etc etc.

In attesa che tutti gli ospiti arrivino, la padrona di casa, senza mai apparire impaziente, dovrà far accomodare gli ospiti in soggiorno e intrattenerli offrendo aperitivi e “stuzzichini”. Quando tutti saranno presenti, la padrona di casa provvederà ad assegnare i posti a tavola a meno che si tratti di un invito formale e in questo caso saranno previsti dei segnaposto. L’assegnazione dei posti in un invito formale dovrà seguire alcune semplici regole.

  • La padrona di casa deve sedersi in modo da tenere la situazione sotto controllo, le spetterà, inoltre, il posto a capotavola a meno che si tratti di invito in onore di qualcuno e in questo caso il posto d’onore spetterà a quest’ultimo.
  • Si deve rispettare l’alternanza di uomini e donne
  • A moglie e marito o padre e figlia non devono mai essere assegnati posti contigui.
  • L’ospite maschile più importante deve sedersi alla destra della padrona di casa mentre la signora più importante alla destra del padrone di casa
  • Bisognerà tener conto di amicizie, affinità e inimicizie nell’assegnazione dei posti
  • Cosa molto antipatica a modesto parere di chi scrive ma a quanto pare prevista dal galateo sarà quella di stabilire l’importanza dei commensali tenendo conto di titoli, funzioni, valori intellettuali e età. Alle persone importanti andranno attribuiti i posti migliori ovvero quelli con visuale più ampia e non verso la parete.

Il servizio in tavola dei singoli piatti viene eseguito sempre da destra mentre quello dei piatti da portata sempre alla sinistra dell’ospite. I vini e l’acqua devono essere serviti da destra. Il servizio segue l’ordine di anzianità (dalla più anziana alla più giovane) delle donne e poi si servono gli uomini, seguendo lo stesso ordine, e per ultima la padrona di casa. Il Padrone di casa avrà l’onere di assaggiare il vino prima del servizio. Saranno, comunque, da evitare quelle situazioni in cui la padrona di casa si assenta continuamente e per lunghi lassi di tempo per esigenze di servizio. Tutto dovrà essere organizzato in modo che i tempi risultino perfetti. Per le occasioni formali è sempre meglio, se si hanno adeguate disponibilità economiche, assumere del personale preposto al servizio.

Altra cosa molto importante per il buon esito di un invito formale è quella di conoscere come ci si comporta a tavola per evitare pericolosi scivoloni!

Come prima cosa non bisogna mai augurare buon appetito e non bisogna mai brindare dicendo “cin cin!” Augurare buon appetito è pari ad un incitamento all’abbuffata decisamente poco consono alle occasioni formali. In passato le nobildonne avevano addirittura l’usanza di mangiare a casa propria in modo da poter ostentare un certo contegno in pubblico. Cin cin invece è una moda borghese piuttosto moderna e non condivisibile. In occasioni formali è sempre meglio innalzare il bicchiere in segno di augurio prima di portarlo alle labbra. Ovviamente in famiglia o con amici quell’intimo gesto di avvicinare i bicchieri guardandosi negli occhi è sempre permesso e personalmente la trovo anche un’usanza carina e divertente che rende il momento festoso! Il pane deve sempre essere spezzato con le mani in piccoli tozzi sul piattino da pane e il coltello non deve mai essere usato per tagliare il formaggio.

Ed ecco che possiamo concludere sottolineando che non è importante soltanto ciò che viene servito ma anche come lo si fa e in quale contesto. Spero che questo piccolo contributo possa risultare di aiuto a quanti si trovano spaventati e disorientati nell’organizzare i primi pranzi o le prime cene in casa propria. Buona fortuna!

Consapevolezza e Professionalità dei Ristoratori al Servizio della clientela.

Oggi voglio  usare il mio blog come “arma” virtuale, per  fare un ammonimento nei confronti di tutti i gestori di servizi di ristorazione che sottovalutano la realtà relativa alla celiachia, alle allergie, alle carenze enzimatiche e intolleranze alimentari in senso lato. Mi è spesso capitato di assistere a episodi a dir poco riprovevoli in cui i camerieri non erano informati  in relazione agli ingredienti presenti nei piatti, in cui gli chef negavano informazioni riguardanti la presenza o meno di alcuni ingredienti in una preparazione celandosi dietro al presunto diritto al segreto sulle proprie ricette, o ancora in cui veniva portato  al tavolo un piatto presentato come maiale che era in realtà carne di agnello. Altri episodi, ancora, in cui il personale di un self service dichiarava di utilizzare nelle  preparazioni il solo olio extravergine di oliva e, invece, ad una richiesta più specifica e puntuale ammetteva che effettivamente solo in alcuni piatti impiegava anche l’olio di girasole o di mais. Pare che non ci si renda conto della potenziale pericolosità,  per la salute delle persone, di atteggiamenti e comportamenti simili. La clientela adulta pur essendo sempre esposta alla pericolosità della situazione è forse più consapevole e attenta ma che dire dei bambini? La cronaca riporta spesso casi di epiloghi tragici di feste fra bambini, dovuti spesso a episodi di shock anafilattico. Altri casi in cui vi è contaminazione dei piatti con ingredienti estranei a quelle preparazioni. La poca informazione in sala e in cucina e la poca attenzione nelle stesse sedi è potenzialmente  letale ai clienti del locale stesso. Non esiste un diritto al segreto sugli ingredienti  che possa travolgere il  più importante diritto alla salute. Tacere la presenza di condimenti diversi rispetto all’olio d’oliva non è un “dolus bonus” ovvero un’innocua furbizia del venditore per esaltare la propria merce ma è un vero e proprio messaggio ingannevole potenzialmente lesivo dell’ altrui diritto alla salute.

Il lavoro dei camerieri, inoltre, deve essere svolto  con atteggiamento e comportamento professionale e volto a fornire informazioni precise ed esaustive circa i piatti che vengono serviti nei ristoranti e locali in cui svolgono la loro professione. Tutto ciò è necessario e imprescindibile per offrire comfort e sicurezza al cliente moderno che purtroppo va incontro a proprie spese ai disservizi e rischi connessi alla sua patologia.

I locali che offrono un servizio di ristorazione, infatti, non rappresentano soltanto luoghi in cui poter consumare un buon pasto ma anche e soprattutto luoghi in cui potersi rilassare e vivere così un’esperienza positiva che coinvolga i sensi senza doversi preoccupare del proprio stato di salute  e dei rischi connessi alla mancanza di professionalità del personale o della probabile altrui imperizia e negligenza.

Questa alchimia di sapori e relax deve, dunque, essere magistralmente orchestrata dallo staff del ristorante che, dunque, dovrà essere preparato per quanto concerne i rischi legati alla propria professione e  dotato della lista degli ingredienti dei piatti, dovrà, inoltre, essere gentile, disponibile ed educato, empatico e rispettoso della privacy e per quanto possibile conoscere le lingue e le usanze relative alle diverse nazionalità. Dovrà rispettare le tempistiche di servizio sia per quanto concerne il rispetto dell’ordine delle precedenze in riferimento ai tempi di ordinazione che per quanto concerne l’accortezza di servire tutti i commensali di uno stesso tavolo contemporaneamente. Per fortuna non tutti i locali e ristoranti sono destinatari di questo monito. Molti Ristoranti e locali sono gestiti in maniera attenta e professionale e sono l’orgoglio della nostra Italia nel mondo!

Riflessioni sul mio blog

Oggi è uno di quei giorni in cui seguo il filo dei miei pensieri e riflessioni e così pensiero dopo pensiero sono nate le mie considerazioni su questo blog e su quale messaggio vorrei che passasse esplicitamente o implicitamente fra le righe. Penso che sia una grande fortuna potersi affacciare sul mondo da questa grande finestra e potersi fare portavoce dei valori della nostra terra, delle nostre ricette, della nostra tradizione o  ancora poter parlare delle nostre eccellenti produzioni.  Scrivere di tutto ciò se fatto con passione e dedizione può apportare contenuti inestimabili in un settore che oggi è riconosciuto da tutti come un volano per la nostra economia. I nostri prodotti, le nostre  tradizioni culinarie e il nostro stare a tavola, è una ricchezza da comunicare e di cui andar fieri. Le mie riflessioni però sono andate oltre sino a pensare al binomio potere/responsabilità. Se è vero, infatti, che il blog ci da l’occasione e il potere di mettere l’accento su tutto il buono dell’Italia è anche vero che bisogna guardare anche oltre le porte di casa nostra e scrivere con consapevolezza legando il piacere di scrivere di cibo con l’impegno sociale di portarne dove manca e di  riflettere e fare educazione sempre… perché anche la scelta di tenere un blog dove ogni giorno possono entrare adulti, adolescenti e bambini porta con se una responsabilità solo nostra. Scrivere su un blog che parla di cibo porta con se la necessità e il dovere di fare alcune riflessioni. Ogni giorno nella parte più fortunata del mondo nascono ricette nuove o si rivisitano quelle tradizionali oppure si eseguono pedissequamente i gesti delle nostre nonne e mamme in cucina. A volte gli appassionati postano le foto sui blog o le spediscono semplicemente a parenti e amici facendo nascere una pornografia del cibo mai vista prima. L’attenzione che si presta all’alimentazione, alla presentazione dei piatti e alla scoperta di ingredienti di altre tradizioni culinarie è spesso e purtroppo inversamente proporzionale alla riflessione su temi di interesse mondiale come “sfamare il mondo”. Cibo per chi non guarda la presentazione, cibo per chi non mangia per puro piacere, cibo nutriente per chi non ha bisogno di diete… in sostanza cibo per chi ha fame. Ma cosa possiamo fare noi che scriviamo di cibo per sfamare il mondo? Forse davvero poco, forse una goccia nel mare ma il mare è fatto di gocce. Esistono contest su internet per premiare le migliori ricette;  esistono pubblicità più o meno gratuite per questo o quel prodotto ma ancora troppo poche iniziative per aiutare i meno fortunati, troppa poca riflessione per aprire le coscienze. Tanti soldi spesi in prodotti Biologici (e in questo gruppo mi ci metto dentro anch’io) e troppo poca pubblicità alle collette alimentari, alle ricette con gli avanzi, all’educazione contro gli sprechi. Così oggi lancio la mia goccia in questo oceano di ricette e invito tutti a riflettere e ad usare i propri blog non solo per postare meravigliosi piatti e ricette ma anche in funzione educativa, per gridare no agli sprechi, si alle adozioni a distanza, alle collette alimentari e  a tutte le iniziative che migliorano il mondo in cui viviamo partendo da noi stessi.

Indovina chi viene a cena?

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Sarà capitato a tutti voi di essere invitati a pranzo o a cena da qualcuno che non si era precedentemente informato sulle vostre allergie o intolleranze alimentari o più semplicemente sui vostri gusti personali e di aver tremato al veder comparire sul tavolo un bellissimo e curatissimo piatto a voi sgradito! A me è successo tante e tante volte purtroppo. 😮 Quindi oggi ho pensato di scrivere un contributo su un argomento tanto scontato quanto sottovalutato ovvero: Come ricevere ospiti a casa per il pranzo o per la cena e farli sentire i benvenuti!

A volte si dice :“farli sentire a casa propria” ma a me questa immagine non mi evoca sensazioni gradevoli perché vorrebbe significare che qualsiasi cosa manca in tavola devo alzarmi a prenderla e poi devo sparecchiare e lavare i piatti… pietà per me! 😉 A parte gli scherzi… sarà giusto un piccolo contributo, niente di troppo tecnico ed esaustivo ma solo un piccolo “vademecum” per organizzare una serata non troppo formale ma piacevole con amici o semplici conoscenti.

Detto ciò partiamo dall’ invito  che può essere formale e in questo caso è preferibile che sia cartaceo e non via e-mail oppure informale ovvero tramite telefonata. Personalmente non amo gli inviti fatti con un messaggino al cellulare a meno che ci sia tantissima confidenza e un numero di invitati superiore a due e in questo caso “ci sta” pure un messaggio collettivo tramite cellulare! Poi dobbiamo informarci sulle abitudini alimentari e stili di vita dei nostri invitati. Faremo menu diversi a seconda che i nostri invitati siano vegetariani, vegani, celiaci o semplicemente intolleranti al glutine o che abbiano una qualsiasi altra allergia o intolleranza. Sarebbe opportuno preparare menu equilibrati sotto il profilo nutrizionale in modo da non “appesantire” i commensali e lasciar loro un ricordo  negativo e oltremodo lungo della serata. Un’altra cosa importante è non sperimentare mai nuovi piatti ma preparare sempre pietanze ben collaudate per non incorrere in spiacevoli sorprese! Ricordate sempre, inoltre, che i piatti più leggeri hanno la precedenza di servizio su quelli più pesanti, i piatti delicati vanno serviti prima di quelli più complessi e aromatici e i piatti freddi devono precedere i piatti caldi. Inoltre, il riso deve essere servito prima della pasta e i crostacei prima dei pesci. Le minestre in brodo e le zuppe devono essere versate nel piatto fondo senza superarne il bordo interno e non devono mai essere offerte una seconda volta. Il vino deve essere scelto per esaltare il gusto del piatto e viceversa. Non potremmo, dunque, mai servire un vino “tannico” con un pesce delicato.  Si può scegliere un unico vino per allietare tutta il pasto  oppure un vino diverso per ogni portata ma l’importante è che Il vino sia sempre servito alla giusta temperatura di servizio e in bottiglia in modo che l’etichetta sia visibile  a tutti. Si potrà togliere il vino dalla bottiglia solo allorquando il vino ne abbia bisogno per  essere ossigenato.

Un’altra cosa davvero sgradevole che mi è successa una sera invitata a cena da amici  è che questi ultimi hanno ritirato i piatti ai commensali che avevano finito di mangiare quella portata e mi hanno così indotta a correre nella consumazione del piatto senza poterlo gustare appieno!

Ecco io ci tengo molto a dire che non si faaaa! A parte gli scherzi…è davvero fastidioso quasi come la musica di sottofondo durante il pasto che si trasforma in un canto straziante e forsennato a volumi udibili anche su marte!

Per quanto riguarda la mise en place potrete sbizzarrirvi! Se si tratta di un pranzo informale, ad esempio, potrete usare anche tovagliette americane, runner, sottopiatti direttamente a contatto con un tavolo rustico etc etc. Anche per il centrotavola potrete usare tutta la vostra fantasia ma un piccolo accorgimento sarà quello di scegliere centrotavola bassi che permettano di guardare in faccia tutti i commensali. Se si tratta di fiori, inoltre, sarà opportuno scegliere fiori che non abbiano un profumo troppo intenso per non disturbare l’olfatto nel sentire il profumo dei piatti. Le posate devono essere apparecchiate partendo dalla destra di ogni invitato in ordine di utilizzo. All’estrema destra si pone il cucchiaio con la parte concava rivolta verso l’alto. Alla sinistra di quest’ultimo si pone il coltello, con la lama rivolta verso il piatto. La forchetta trova posto alla sinistra del piatto con i rebbi rivolti verso l’alto. Al di sopra del piatto trovano collocazione le posate da dessert. In prossimità del piatto avremo il coltello con la lama rivolta all’interno e l’impugnatura verso destra, seguirà la forchetta, con il manico a sinistra e esternamente il cucchiaio con il manico a destra. Ci sono casi in cui sono previste più portate e devono essere aggiunte altre posate con un massimo di tre elementi per tipo. A destra così troveremo, dunque, il cucchiaio, il coltello per il pesce e il coltello per la carne più vicino al piatto.

A sinistra sempre all’esterno verso l’interno, si pone la forchettina per l’antipasto, la forchetta per il pesce, quella per la carne.

L’unica forchetta ammessa sulla destra è l’eventuale forchetta per le ostriche.

Come molte cose è più difficile a dirsi che a farsi… A dire il vero…Io ho davvero poco spazio sul tavolo e in questi casi porto le posate in tavola di volta in volta. Per quanto riguarda i piatti, quello piccolo da antipasto, quello fondo e quello piano verranno posizionati in tavola mentre il piattino da dessert verrà portato in seguito.

Nel caso di due primi piatti o due  o più secondi è preferibile avere piatti diversi piuttosto che sistemare sapori diversi in uno stesso piatto perché sapori diversi potrebbero mischiarsi con effetti spiacevoli e deludenti.

Una cosa molto importante, è controllare sempre che non vi siano in tavola piatti o bicchieri sbeccati che  oltre che essere antiestetici potrebbero ferire i commensali!

Per quanto riguarda i bicchieri bisogna sempre ricordare che ogni vino ha il suo bicchiere e che è preferibile per l’acqua un bicchiere molto capiente.

La colorazione del vetro, inoltre, può rovinare l’esperienza di degustazione del vino! Per il vino, dunque, è sempre preferibile un calice trasparente!

Per quanto riguarda l’apparecchiatura i bicchieri devono essere allineati a destra.  Partendo da sinistra Il primo bicchiere  sarà quello dell’acqua, poi quello del vino rosso e infine quello del vino bianco. Eventualmente potrà essere aggiunto un flùte.

I calici in cristallo non devono essere mai lavati in lavastoviglie perché diventerebbero opachi ma a mano con acqua calda e un detersivo delicato e devono essere asciugati con un panno morbido che non lasci “pelucchi”.

Decisamente out i tovaglioli di carta, anche se ormai sono molto in voga in ogni occasione, a meno che non ci si trovi in famiglia o con amici  molto, molto, molto, molto intimi! 😉 Esistono tanti modi per piegare i tovaglioli dandogli forme originali e potrete divertirvi!

Prima del pranzo o della cena è consuetudine offrire agli ospiti, generalmente in  zona divani  su un tavolino basso da caffè un piccolo aperitivo. Questo dovrebbe essere uno sherry, un cocktail, del vino frizzante etc. etc. accompagnato  da qualcosa di leggero e stuzzicante e non troppo abbondante perché ha l’unico scopo di stuzzicare l’appetito dei vostri ospiti. Dopo il pasto, invece, sarebbe opportuno offrire con il caffè un liquore da versarsi in piccole dosi in un bicchierino piccolo. Un’ usanza abbastanza recente è quella di fare un piccolo cadeau agli ospiti che potrà, ad esempio, consistere in una piccola confezione di cioccolatini  artigianali particolari o  se, ad esempio, gli ospiti vengono da altri luoghi geografici  sarebbe carino fargli dono di un prodotto regionale come, ad esempio, una piccola marmellata, una mostarda, una bottiglia di vino etc.etc. Ora invece parliamo di cosa fare se ci viene portata in dono una bottiglia di vino! Sembra banale sottolinearlo ma in questo caso bisogna aprirla in presenza degli ospiti e condividerla…anche se non si abbina con il menu..purtroppo chi l’ha portata non ci ha pensato …faremo in modo di collocarla in un momento del pasto in cui non faccia troppi “danni”!

Dizionario dei termini più usati in cucina.

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L’idea di questo dizionario mi è venuta una domenica pomeriggio mentre scrivevo una ricetta su Stranapagina. Per riuscire a rendere comprensibile ogni passaggio del procedimento della ricetta usavo lunghe perifrasi…così mi sono detta: Perché non fare un piccolo dizionario?

In questo modo potrei dire: ” disponiamo la farina a fontana” piuttosto che:” Create una montagnetta di farina, scavate una piccola buca con le mani al centro per versarvi all’interno i restanti ingredienti”.

Dunque ecco un piccolo dizionario veloce dei più importanti termini che si usano in cucina!

Ovviamente la prima definizione sarà quella del termine: “ a fontana”!

  • A fontana : è un modo classico di disporre la farina. Si crea una montegnetta di farina e si crea un piccolo buco al centro quasi a ricreare un vulcano. Al centro verranno versati altri ingredienti.
  • Allungare: Si dice quando si intende diluire un composto troppo denso, ad esempio, un sugo.
  • Ammollare: ammorbidire in un liquido ad esempio ammollare il pane nel latte per metterlo nell’impasto delle polpette.
  • Appassire: Far soffriggere lentamente le verdure fino a privarle del turgore.
  • Aromatizzare: Aggiungere aromi per insaporire.
  • Arrostire:Cuocere allo spiedo o in forno o al tegame senza umido.
  • Bagnomaria: è un metodo di cottura che prevede l’utilizzo di due recipienti in cui quello più piccolo viene posto all’interno di quello più grande. Nel più grande viene versata dell’acqua mentre nel più piccolo viene messo il cibo che si intende cuocere. Infine le due pentole l’una dentro l’altra vengono messe sul fuoco.
  • Battuto: Si ottiene tritando finemente con l’utilizzo di un coltello aglio, cipolla, sedano e carota. Spesso vi si aggiunge anche qualche salume come, ad esempio, lardo e pancetta.
  • Canditi:pezzetti di frutta o ortaggi rivestiti di zucchero tramite vari procedimenti.
  • Caramellare: creare un composto di poca acqua e zucchero cotto sul fuoco  , un caramello appunto e utilizzarlo per insaporire vari alimenti.
  • Composta: Si prepara facendo cuocere sul fuoco molto lento la frutta con zucchero e acqua e a volte aromi.
  • Congelare : raffreddare un alimento per poterlo conservare. Congelare è diverso da surgelare. Nei surgelati il freddo penetra molto velocemente nell’alimento preservandone la totalità delle caratteristiche. Il congelamento avviene, invece, con tempi più lunghi e mezzi meno potenti come appunto il freezer di casa e ciò causa la formazione di grandi cristalli di giaccio all’interno del prodotto che in fase di scongelamento si rompono creando danni alla struttura dell’alimento e impoverimento di nutrienti.
  • Cottura a vapore: è un metodo di cottura che  ha il vantaggio di mantenere integri i principi nutritivi e consiste nel cuocere i cibi sospesi sull’acqua in ebollizione.
  • Cottura al cartoccio:  è un metodo di cottura che consiste nel racchiudere in un guscio di carta di alluminio alcuni cibi in purezza o accompagnati dal relativo condimento e nel porli in forno o su una piastra o griglia.
  • Cottura in umido: cuocere carne o pesce in un sughetto.
  • Da freddo o a freddo o a crudo: Non effettuare soffritto.
  • Diliscare: togliere la lisca dal pesce
  • Dorare: Cuocere i cibi fino a quando no avranno assunto un bel colore dorato o, ad esempio, spennellare con l’uovo i cibi al fine di fargli assumere a fine cottura un colore dorato.
  • Emulsione: è l’unione di due liquidi con diversa densità ad esempio olio e latte.
  • Essiccare:è uno dei metodi più antichi di conservazione degli alimenti che consiste nell’eliminare l’acqua contenuta negli alimenti per lo più: verdure, frutta, legumi e funghi! L’essicazione conserva le caratteristiche del prodotto e può essere effettuata in casa con l’aiuto del forno, oppure al sole oppure con l’utilizzo di un essiccatore.
  • Farcia: col termine farcia si indica un ripieno.
  • Foderare : rivestire uno stampo con pasta sfoglia, pasta brisèe, pasta matta etc. etc .o con carta da forno o da cucina in genere.
  • Fondo di cottura:  è il prodotto  in parte caramellato ottenuto con  la cottura della carne al quale viene aggiunto vino, brodo o altro al fine di creare un sughetto.
  • Friggere: cuocere un alimento ad alte temperature a contatto con un grasso come, ad esempio, lo strutto o l’olio.
  • Frullare: usare un frullatore per ridurre un cibo solido in purea o in crema.
  • Glassare: ricoprire l’alimento di uno strato di zucchero, di gelatina o comunque lucido.
  • Gratinare: Cuocere in forno un cibo fino ad ottenere una crosticina dorata dovuta all’impiego di besciamella o pane grattugiato, burro o formaggio.
  • Grigliare: cuocere sulla griglia.
  • Guarnire:Si usa come sinonimo di decorare ma in realtà nella guarnizione si guarnisce con elementi costitutivi del piatto come ad esempio l’uovo nella stracciatella e il prosciutto e formaggio in una crepes mentre la decorazione può essere costituita da ingredienti estranei al piatto e serve solo ad abbellirlo.
  • Imbiondire: cuocere a fuoco lento fino a doratura in olio o in burro  per lo più cipolla o aglio.
  • Incidere: praticare dei solchi e segni profondi su un alimento per permettere al condimento di penetrarvi all’interno.
  • Incorporare: Mettere un ingrediente all’interno di un composto, di un impasto più semplicemente di un altro ingrediente fino a formare un nuovo e unico corpo.
  • Insaporire: aggiungere sapore tramite l’impiego di un ingrediente.
  • Legare: addensare una salsa utilizzando farine, fecole, panna o uova e facendola restringere leggermente sul fuoco.
  • Letto: verdure, salumi o altro messi a contatto con il piatto per poi disporvi sopra la preparazione gastronomica.
  • Macerare:mettere in infusione in una sostanza liquida un cibo per insaporirlo.
  • Marinare: con il termine marinare si intende utilizzare vino, olio o aceto per togliere sapore forte alla selvaggina, o più semplicemente conservare la carne ammorbidendola. Si mette la carne immersa in vino, olio o aceto per un tempo determinato e poi si prepara come da ricetta.
  • Mondare: rendere monde ovvero pulite le verdure togliendo le parti non commestibili
  • Nappare:Cospargere salsa o sugo in piccole quantità su un alimento.
  • Omogeneizzare:Rendere cremoso un alimento con l’impiego di un apparecchiatura ad hoc.
  • Pelare al vivo. Portare a nudo la polpa di un frutto pelandolo.
  • Pestare: pestare con un pestello aglio, pepe e altri ingredienti per fargli liberare gli aromi. È il procedimento con il quale, ad esempio, si prepara l’autentico pesto alla genovese.
  • Ridurre:Prolungare la cottura di un brodo, ad esempio, fino a far evaporare parte dei liquidi e renderlo più “ ristretto”.
  • Rinvenire: far riacquistare volume ad alimenti disidratati idratandoli nuovamente: ad esempio mettere i funghi secchi in acqua.
  • Rosolare: far acquistare colore tramite la cottura in padella a fuoco vivo e l’utilizzo di grassi, quali olio e burro, a pesci, carni e verdure.
  • Saltare: cuocere in padella con il condimento un cibo a fuoco vivo. Ad esempio saltare la pasta con il condimento per alcuni minuti prima di servirla.
  • Sbollentare: immergere un alimento per poco tempo in acqua calda ad esempio le mandorle e la frutta secca  in genere per privarla della pellicina o le verdure prima di prepararle inn maniera diversa.
  • Togliere la schiuma che si forma in cottura con l’utilizzo di una schiumarola.
  • Passare a setaccio farina, fecola , zucchero, cacao in polvere o altre sostanze in polvere per evitare che si formino grumi in seguito all’aggiunta di altri ingredienti.
  • Sfilettare:separare la carne del pesce dalla lisca.
  • Sminuzzare: Tagliare in pezzi minuti un alimento.
  • Sottovuoto: Metodo di conservazione per alimenti che consiste nel privare l’alimento dell’aria tramite apposita apparecchiatura. Tramite il sottovuoto è possibile conservare un alimento molto più a lungo perché in assenza di aria la maggior parte dei microorganismi e dei batteri non può svilupparsi. Si preservano così  gusto,  profumo,  colore e  proprietà nutrizionali degli alimenti.
  • Stemperare: disciogliere la farina, la fecola, il burro o altre sostanze in un liquido come, ad esempio, latte, brodo o acqua mescolando.
  • Stufare: cuocere un cibo( pesce, carne, verdure) in un liquido all’interno di una pentola con coperchio.
  • Taglio a fiammifero: in genere si utilizza con riferimento a tuberi e ortaggi  e  consiste nel tagliare le verdure a forma di bastoncino.
  • Tirare: Stendere un impasto con il mattarello su una spianatoia o stendere un impasto in una teglia o recipiente.
  • Tostare: Si dice, ad esempio, quando si fa cuocere nuovamente il pane sul fuoco o il pan carrè nel tostapane o il caffè o ancora per il riso nella fase iniziale della cottura.
  • Ungere:imburrare o oliare uno stampo.
  • Velare: spennellare un cibo per creare un velo di gelatina, salsa o crema.
  • Zuccherare: aggiungere zucchero.

World Wine : Un mondo in divenire in cui wine bloggers e food bloggers influenzano la produzione e il consumo.

Il vino di un certo livello inizialmente era appannaggio delle case di una ristretta elitè e veniva acquistato in enoteca oppure era consumato in ristorante in occasioni particolari. Si trattava per lo più di etichette locali di qualità con prezzi non sempre accessibili. Con l’avvento delle grandi catene di supermercati anche l’ offerta e la domanda  nel settore vino sono mutate. Da una parte il vino di qualità è divenuto più accessibile in quanto ribassato per essere utilizzato come prodotto civetta dall’altra la possibilità di scelta per il consumatore si è ampliata per comprendere anche etichette  oltre il confine regionale. Sempre più consumatori hanno potuto acquistare vino di qualità da degustare nelle proprie case magari spingendo i padroni di casa a sperimentare nuove ricette degne di accompagnare quell’etichetta. Anche la nascita di nuove tipologie di locali come, ad esempio, i wine- bar ha reso possibile avere un accesso facilitato al buon vino. Questi locali, in genere, con atmosfera informale, possibilità di prendere un unico piatto o qualche “stuzzichino” per accompagnare un singolo calice hanno, in linea di massima, prezzi più contenuti rispetto ai veri e propri ristoranti. In pochissimo tempo la globalizzazione ha però creato una situazione di eccesso di offerta e ha obbligato il consumatore a destreggiarsi giorno dopo giorno nelle scelte e priorità di acquisto. Si è passati da un consumatore per così dire razionale ad un consumatore mosso da un desiderio di leopardiana memoria. Non si compra più per bisogno ma per desiderio. La pubblicità, dunque, è stata orientata nel senso di creare desideri nelle persone. Ciò che si vende però non è più un prodotto bensì uno stile di vita. L’uomo della “società liquida” come la chiama Baumann è un uomo alla ricerca di se stesso,lo sgretolamento dei valori, della morale e delle certezze lavorative ha fatto di lui, come ho già avuto modo di accennare in passato, un uomo alla costante ricerca dell’autodefinizione: Autodefinizione che ricerca anche all’atto di acquisto. Compra per definire la sua personalità facendo spesso anche scelte contraddittorie e fuori dalla logica qualità-prezzo. A tal proposito nel campo del vino esempio limpido di questo meccanismo è quello del californiano zinfandel che è diventato grazie ad una sapiente azione di marketing espressione di un modo d’essere e di pensare prima ancora che un prodotto vino. Ciò che viene venduto è un messaggio culturale e emozionale legato addirittura ad un proprio festival….in realtà si vende una vera e propria esperienza! Questo tipo di marketing è detto appunto esperienziale! Oggi, in realtà, la pubblicità ed il messaggio sembra essere, inoltre, rivolto soprattutto alla donne. Sarà perchè spesso sono queste ultime a provvedere al rito della spesa e ad effettuare, dunque, le scelte di consumo nei supermercati ove ora vi sono tante etichette provenienti da varie parti del mondo ma anche e sicuramente perchè l’emancipazione ha portato a ridefinire i ruoli e non sono più soltanto gli uomini a scegliere e ordinare il vino. A riprova di ciò oggi, infatti, esistono molte associazioni di degustazione di vini, grappe e distillati interamente rivolte ad un pubblico femminile. Lupus in fabula proprio oggi alla televisione ho sentito parlare dell’associazione ” Donne della grappa”! Un’ulteriore passo avanti però è stato compiuto con l’avvento di internet. Il consumatore diventa maggiormente accorto, non si fa più inculcare passivamente desideri ma inizia a desiderare e ad influenzare con il suo desiderio la produzione. Si passa dunque da un sistema in cui le aziende producono e poi cercano di inculcare il desiderio di quanto prodotto nel consumatore ad una situazione in cui il consumatore con i suoi desideri palesati grazie alla rete influenza le scelte di produzione e assume ruolo attivo nelle scelte produttive aziendali. In un sistema del genere si creano veri e propri fans dei prodotti più o meno fedeli al marchio che formeranno lo zoccolo duro di acquirenti di un determinato prodotto e i bloggers diventano quasi degli opinion leader, a cui è possibile influenzare le scelte di consumo di coloro che li leggono a prescindere dalla loro preparazione e dalla veridicità delle loro asserzioni. Molte aziende ormai l’hanno capito e contattano i blogger per testare i propri prodotti di bellezza, i propri robot da cucina e ogni genere di prodotto in vendita sul mercato e ciò non pare differente nel settore del food e del beverage. La migior pubblicità di sempre ovvero Il buon vecchio passaparola assume in rete dimensioni gigantesche  e sono queste porzioni di acquirenti che prendendo posizione in relazione ad un prodotto che ne orientano consumo e produzione. I blog e i social network diventano luoghi di aggregazione di desideri, opinioni e orientamenti che diventano patrimonio inestimabile per le scelte produttive delle aziende e ancor più utili per le piccole aziende locali che tramite il web possono acquisire dei buoni livelli di visibilità sfruttando il valore della territorialità in modo da tendere al cosiddetto “glocal” ovvero al pensare globale ed agire locale. Sarebbe auspicabile, dunque, che queste ultime siano informate riguardo a questi meccanismi e che i blogger scrivano sempre in maniera “eticamente corretta”.