Al Cimitero Monumentale di Bonaria con Aramenta

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Rose di Sfoglia, Mele, Rosa Canina e Cannella

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Ingredienti:

Pasta sfoglia

Marmellata biologica alla rosa canina

Una mela

Zucchero di canna q.b.

Cannella

Per guarnire: zucchero a velo.

Procedimento:

Stendere la sfoglia sopra a della carta da forno con l’aiuto di un mattarello.

Con un tagliapasta tagliare la sfoglia in striscioline alte circa 3 cm e spalmarvi sopra la marmellata.

Ora è il momento di dedicarci alla mela. Lavatela e asciugatela con cura, dividetela in quattro parti e privatela del torsolo.

Affettatela con un coltello affilato in modo che le fette risultino molto sottili per poter essere arrotolate senza rompersi (Se pensate di non riuscirci potete cuocere brevemente le fettine di mela in una padella con del burro e dello zucchero).

Posate la base della fetta poco più su della metà della striscia in modo da poter ripiegare la striscia su se stessa e spolverizzate le mele con lo zucchero di canna e la cannella.

Ora arrotolate la striscia per formare la rosellina e disponete le rose, ben distanziate, in una teglia foderata con carta da forno in modo che non si uniscano durante la cottura.

Infornate a 180 gradi fino alla completa doratura della sfoglia e buon appetito!

 

 

 

 

 

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Ingredienti:

3 patate

3 porri

250 gr di orzo

300 gr di ceci

4 carote

Olio evo  dal sapore erbaceo e carciofato q.b.

Circa 3 litri di acqua

un dado vegetale fatto in casa

Eventuale sale q.b.

Una spolverata di  aromi essiccati provenzali: timo,prezzemolo, finocchio, rosmarino, origano, santoreggia, salvia, maggiorana, ginepro.

 

Procedimento:

Mettere a bagno i ceci dal giorno antecedente la preparazione finale.

Fare un soffritto con i porri, le carote e le patate a cui  poi andranno aggiunti tre litri di acqua calda,un dado vegetale fatto in casa, sale q.b.,ceci e orzo e far cuocere lungamente fin quando i legumi e i cereali non risulteranno ben cotti.

Servire in tavola aggiungendo un giro d’olio e una spolverata di spezie provenzali e buon appetito!

 

Castello nel cuore!

Il sole illumina la mia finestra e invita ad uscire per passeggiare a piedi, fare una bella colazione in una delle ricercate pasticcerie del centro e scoprire nuovi e remoti angolini della città.

Io accetto l’invito, mi metto jeans e scarpe comode, un giubbottino sportivo e sono subito pronta per affrontare il nuovo e l’imprevisto.

So già dove recarmi! Mi succede sempre così nei miei giorni liberi: mi sveglio e se vedo che è una bella giornata mi viene subito alla mente l’immagine del posto in cui vorrei andare.

Stavolta desidero passeggiare nel quartiere più antico di Cagliari per godere  appieno di questo splendido sole facendo colazione sui bastioni mentre contemplo dall’alto la città che si adagia sul mare e l’azzurro del cielo che si fonde in lontananza col blu delle  acque  più profonde.

Castello è il quartiere storico più antico di Cagliari  il  cui nome inganna spesso i viaggiatori in visita da noi che, dopo aver letto le indicazioni stradali, si mettono alla ricerca “spasmodica” di un vero e proprio Castello che non c’è.

Lawrence in mare e Sardegna nel 1921 descriverà così questo quartiere: “ la sommità di Cagliari è la fortezza: la vecchia porta, i vecchi  bastioni di bella arenaria giallastra a nido d’ape.

Il muro di cinta sale su con un ‘ampia curvatura, spagnolo, splendido e vertiginoso”.

Castellum Castri de Kallari è, infatti, un vero e proprio quartiere che rappresenta  la matrice storica e urbanistica della Cagliari odierna che viene infatti chiamata “Casteddu” dai Cagliaritani.

I Cagliaritani amano Castello come radice identitaria  anche se, pensandoci bene, si tratta di un quartiere fortificato fondato dai Pisani che qualche anno dopo, nel 1258, avrebbero distrutto Santa Igia  la nostra capitale giudicale radendo al suolo una parte importante della nostra storia.

I pisani con l’aiuto del papato e del clero sardo si insediarono su questo colle nel 1216 e vi costruirono  mura verticali e torri per difendere il loro insediamento da armi rudimentali come archi, balestre e catapulte. All’interno delle mura vi era custodito il centro del potere composto di sedi istituzionali, religiose e militari. L’istituzione governativa si dotò anche di un proprio statuto denominato : “ breve Castelli Castri de Callari” per regolamentare la vita all’interno delle fortificazioni e di un “ breve portus kallerani” per regolamentare i rapporti commerciali con ciò che rimaneva fuori dalle mura.

All’interno delle mura la vita era molto movimentata  si trattava di un luogo preposto al potere con la cattedrale  che ormai aveva sostituito  quella della distrutta Santa Igia , il palazzo comunale  e tutto il resto… Tre torri di avvistamento sorvegliavano dall’alto gli accessi e le mura: la torre di San pancrazio, la torre dell’elefante e la torre dell’aquila più correttamente detta torre del leone che verrà completata ad opera dei catalano -aragonesi. Questo sistema di torri era, inoltre, completato da torri minori di forma circolare come la torre passarina, la tedeschina e poi una terza torre posta nella parte posteriore della chiesa di Santa Lucia.

Oggi guardo Castello e penso alle sue viuzze spazzate dal vento e ricche di botteghe, alla maestosità delle sue costruzioni e alla storia che vi si è susseguita ma che è rimasta spesso dimenticata fra le pieghe della storia e dell’incuria.

Gli stili e la storia si sovrappongono su questo colle..come strati di roccia sedimentaria che si fondono nel tempo e diventano una cosa sola.

I  Catalano-aragonesi,ad esempio,  allorquando presero il potere, dopo aver cacciato i pisani da castello e spinto molti di essi a trasferirsi nel quartiere della Marina (dove ancora  oggi esiste via dei Pisani) terminarono e rinforzano il sistema difensivo pisano, trasformarono e plasmarono l’esistente costruendo ad esempio una cappella in stile aragonese detta  oggi  della Sacra Spina all’interno del duomo. Durante questo periodo avremo, nel 1355, la convocazione del primo parlamento del regno di sardegna e corsica e verrà istituita la carica del vicerè che avrà sede proprio a castello.

Anche gli spagnoli  trasformeranno Castello adeguandone il sistema difensivo alle nuove e sopravvenute esigenze di difesa date dall’avvento delle armi da fuoco.

Le mura verticali si trasformeranno in pareti oblique e più ripide e nasceranno i bastioni e i rivellini.

In un locale appositamente attrezzato di castello sorgerà ad opera del canonico Nicolò Cannelles la prima tipografia della Sardegna  e verrà creato, per volere dell’arcivescovo Francisco d’Eschivel, il santuario dei martiri scavando sotto la cattedrale per custodirvi i corpi dei martiri cristiani ritrovati nella diocesi che fruttarono a Cagliari la vittoria su Sassari.

Al sovrano Filippo III di Spagna si dovrà la fondazione dell’università.

Durante questo periodo spagnolo la parte alta della città, il castello appunto, era soggetta a coprifuoco e i sardi venivano cacciati dal castello alle ore 20:00 “a son’e corru” ovvero a suon del corno. I sardi che  non rispettavano questa legge venivano scaraventati  dagli spagnoli fuori dalle mura sulle rocce sottostanti.

Seguirà un periodo Piemontese a partire dal 1718 e poi le guerre e tutto ciò ci restituirà Castello ancora una volta modificato dalla storia e dal tempo.

Oggi lo percorro silenziosa e assorta in questa splendida mattina di sole che illumina i colori della nostra amata pietra calcarea.

Plumcake con yogurt greco e profumo di limone

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Ingredienti:

2 uova

120 grammi di farina

80 grammi di fecola di patate

la scorza di due limoni biologici

200 grammi di zucchero aromatizzato alla vaniglia

zucchero a velo q.b.

olio di mais

un vasetto di yogurt greco

una bustina di lievito per dolci

Procedimento:

Frullare lo zucchero con le uova, aggiungere poi lo yogurt, l’olio e continuare a frullare con le fruste. Aggiungere infine la farina  mischiata con la fecola, il limone grattugiato grossolanamente e per ultimo il lievito. Imburrare e infarinare uno stampo e mettervi all’interno il composto. Cuocere a 180 gradi in forno preriscaldato.Sfornare, far raffreddare e spolverare con lo zucchero a velo.

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Tortino al cioccolato e arancia con il cuore tenero

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Il tortino al cioccolato e arancia con il cuore tenero è un dolce che ricorda moltissimo la torta tenerina tipica di Ferrara con il suo interno morbido e cremoso che avvolge il palato con un gusto fondente. Ormai ogni ristorante che si rispetti lo contempla sul proprio menu declinato in diverse varianti:

  • All’arancia
  • su letto di crema
  • al peperoncino
  • servito col gelato
  • con lo zenzero
  • con frutti di bosco etc etc.

Oggi io vi propongo la mia versione preferita: ” tortino fondente all’arancia su letto di crema alla vaniglia e con una parte croccante di mandorle dolci ed amare”.

Io lo A_D_O_R_O!

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Ingredienti per quattro tortini:

una fialetta di aroma all’arancia

150 grammi di cioccolato fondente almeno al 70%

80 grammi di zucchero a velo

22 grammi di farina

2 uova e un tuorlo

8 grammi di cacao amaro  in polvere

Per la crema:

Una bacca di vaniglia

2 tuorli

mezzo litro di latte

3 cucchiai di zucchero semolato

un cucchiaio di farina

Per gli stampi:

burro

cacao amaro

Per la guarnizione:

Un caco- mela

mandorle amare ridotte in scaglie

mandorle dolci ridotte in scaglie

zucchero a velo

Procedimento

Far sciogliere a Bagnomaria il cioccolato fondente e in seguito aggiungervi la fialetta all’arancia e il burro tagliato a tocchetti e far raffreddare per cinque minuti.

Nel frattempo montare,  con l’aiuto di fruste elettriche, le uova con lo zucchero a velo fin quando non diventeranno spumose e aggiungervi il composto di burro e cioccolato preparato precedentemente.

Aggiungere la farina e il cacao in polvere e continuare a lavorare il composto con le fruste fin quando non risulterà denso e omogeneo.

Imburrare quattro stampi in alluminio e spolverarli con il cacao amaro e non con la farina in modo che il colore marron scuro, quasi nero, dei tortini non venga alterato.

Versare il composto all’interno degli stampi lasciando il margine superiore libero per evitare che l’impasto fuoriesca durante la cottura. Sarà sufficiente riempire poco più della metà ogni stampino.

Ora, riponiamo in frigo gli stampi contenenti l’impasto dei tortini e dedichiamoci alla preparazione della crema per  creare” il letto” che ospiterà il tortino.

Facciamo intiepidire il latte sul fuoco con mezza bacca di vaniglia aperta e raschiata con il coltello.Prepariamo la crema frullando lo zucchero e la farina con le uova, e incorporando il latte tiepido molto lentamente facendo attenzione che non si formino dei grumi. In seguito, cuociamo a fuoco basso girando continuamente il composto finché  non otterremo la consistenza desiderata che per formare il letto dovrà essere abbastanza liquida.

Lasciar raffreddare la crema con un velo di carta da forno a contatto con la superficie per evitare che quest’ultima solidifichi.

Questo dolce dovrà essere cotto e servito al momento della consumazione in modo che il letto di crema freddo si fonda e si confonda con l’interno caldo e avvolgente del tortino.

Quando, dunque, saremo pronti per consumare il dessert, inforniamo i tortini in forno molto caldo e cuociamoli a 180 gradi per tredici minuti.

Prepariamo il letto di crema, rovesciamoci il tortino all’interno e spolveriamo con zucchero a velo e scagliette di mandorle.

Guarniamo il piatto con delle fettine di caco- mela ritagliate con un taglia- biscotti e buon appetito!

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