Colazione a Castello in Piazza Carlo Alberto.

Lontano dalla routine con i suoi ritmi serrati, lontano dai doveri, dalla crisi e dalle frustrazioni dei musi lunghi, in cerca di lentezza, emozioni e sensazioni varco la porta del quartiere Castello di Cagliari e decido di viverne la magia. Focalizzo il mio pensiero in un’altra dimensione e quasi riesco a vedere nella mia immaginazione le carrozze con i cavalli, le donne a passeggio con i loro abiti eleganti e i loro gioielli sfarzosi, le botteghe degli artigiani, la luce e le ombre che disegnano i profili dei palazzi, sento il vento che corre freddo lungo le strette stradine portando con se gli odori della strada,vedo le giovinette del collegio in fila per due, sento le campane delle chiese. È mattina a Castello e i turisti forse sono ancora addormentati, stanchi della lunga giornata trascorsa il giorno prima ed io gioco alla macchina del tempo.  Non esiste posto più adatto di Castello per questo mio gioco. Qui si assiste alla sovrapposizione di diverse dominazioni succedutesi nel corso dei secoli e  le vestigia di questo passato sono ancora oggi percepibili. Il  ritrovato buon umore mi fa venire voglia di fare una dolce colazione. Ci sono tanti localini a castello in cui potersi sedere ed ammirare il panorama ma decido di fermarmi nel cuore pulsante del quartiere ovvero in Piazza Carlo Alberto. La “ plazuela”, come si chiamava ai tempi della dominazione Spagnola è una piccola piazzetta  di forma quadrangolare, situata in posizione baricentrica, congegnata come luogo di luce e di aggregazione in un quartiere composto da un dedalo di stette viuzze percorse dal vento. La piazza è costeggiata dall’odierna via Lamarmora che anticamente portava il nome di via dritta in cui vi erano le botteghe degli artigiani che durante il giorno lavoravano a Castello e al suon del corno dovevano abbandonarne le mura per tornare alle proprie abitazioni.  Ecco perché in Sardegna quando qualcuno non è stato troppo ospitale e ha accompagnato l’invitato alla porta con troppa impazienza si dice: “Ci d’anti bogau a’ son’e corru” letteralmente traducibile come: “l’hanno cacciato via al suono del corno”. Sul Versante opposto, separata da una gradinata vi è via Cannelles che apre lo sguardo  alla  visione della Cattedrale e dell’antico palazzo di città.

IMG_1424 Mentre sono seduta al bar di Palazzo Barrago, che ha le poltroncine all’esterno e mi sto gustando la colazione che preferisco, ovvero cappuccino e croissant alla crema, vedo che su un lato della piazza vi è collocata una lastra marmorea con un’iscrizione. Mai e poi mai la mia curiosità potrebbe portarmi lontano da un croassant caldo, dunque decido di tornare al 2015 e controllare le informazioni in internet con il cellulare. Leggo così che la lastra è opera dello scultore Scipione Aprile e riporta lo stemma cittadino e un’iscrizione che ricorda  la costruzione di una fontana nella piazza e  che reca la data 1603. Da dove mi trovo non scorgo nessuna fontanella, dunque, penso che sia stata rimossa e finisco il mio croissant lentamente gustando ogni boccone e pensando a che giro fare in seguito per fare qualche foto per il blog. Inizio col fotografare la piazza e ad un certo punto finalmente dietro un vetro sporco, in una nicchia ricavata sotto la gradinata che porta a via Cannelles scorgo finalmente l’antica fontanella! Messa in questo punto, dietro questo vetro sporco è anche difficile da fotografare e ciò in un primo momento mi crea indignazione. Com’è possibile che sia rinchiusa qui dentro questo anfratto dimenticato dal mondo una fontanella che rappresenta una parte importante del passato di questa piazza? Poi però mi sento un po’ come una bambina che ha trovato una mappa dei pirati, un tesoro, cinque euro che non ricordavo di avere in una tasca…e subito mi torna il buon umore! Mi guardo attorno e purtroppo il passato di questi luoghi smette di essere tranquillizzante e piacevole. Vedo la gradinata del portico Vivaldi-Pasqua ormai scoperchiata dai bombardamenti del ’43, il palazzo Falqui–Pes ancora distrutto e penso alla guerra e a quando  nel periodo della  seconda guerra Mondiale le cavità sotterranee presenti nel sottosuolo venivano utilizzate come rifugi antiaerei durante i bombardamenti del 17, 26 e 28 febbraio 1943.

IMG_1417 Pochi sanno, infatti, che questa piazza si estende  dal cielo agli inferi e che, in questa zona, sotto la pavimentazione sono presenti alcune cavità, grotte, cunicoli e gallerie, scavate nella pietra la cui entrata era posta sotto le scalette di piazza Carlo Alberto. I giornali in periodo di guerra riportavano le informazioni sulle varie tipologie di rifugio e su come comportarsi durante la permanenza. Si diceva che sarebbe stato necessario vestirsi in maniera adeguata per far fronte al freddo sotterraneo, utilizzare lastre di sughero o isolanti affini per non avere contatto diretto con il pavimento e si pubblicava un elenco dei rifugi più capienti in modo da renderne nota la possibilità di fruizione. Questi rifugi si rivelarono davvero poco confortevoli. Erano freddi, sporchi e privi di corrente e di servizi igienici e presto i sardi si trovano a convivere in spazi angusti mutando così l’individualismo in cooperazione e condivisione. Scaccio dalla mente questi tristi pensieri e torno al presente, e ai graziosi negozietti che oggi ospita il settecentesco “Palazzo Asquer”.

IMG_1431 IMG_1427 Non resisto ad “un’ incursione” nel negozietto vintage e nella bottega di tipicità territoriali e all’uscita i turisti sono arrivati, la piazza è allegra e assolata, si sentono risate, il vociare di bambini, le guide turistiche che in tante lingue raccontano la storia di questi luoghi, rumori di tazzine del bar e formaggiai che vendono in piazza le proprie delizie. Una guida turistica non lontano da me racconta che in Epoca Spagnola “ la Plazuela” era  tristemente nota poiché nella sua posizione baricentrica era la più adatta ad ospitare il triste spettacolo pubblico delle decapitazioni nobiliari. La pena capitale era irrogata in pubblico come ulteriore scherno al colpevole e come monito agli astanti.  Non si sofferma e subito dopo parla di Carlo Alberto a cui la piazza è dedicata.

IMG_1420 Oltre la coltre festante di persone, oltre il vociare e il rumore delle auto che passano nelle vie laterali scorgo silenzioso al centro della piazza il patrono d’Italia San Francesco e mi stupisco a pensare che questa statua, posta nella piazza nel 1926, è rimasta indenne ai bombardamenti del ‘43 mentre intorno alla piazza crollavano portici e palazzi, la statua  con la sua bronzea presenza  rimaneva  ammutolita e in piedi fra il boato delle bombe quasi a dire che anche se c’è guerra l’amore trionfa… l’amore resta! Così oggi con questo messaggio nel cuore torno a casa serena pensando che tutto passa ma l’importante rimane.                

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4 pensieri su “Colazione a Castello in Piazza Carlo Alberto.

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