Mare d’inverno: spiaggia “La Pelosa” Stintino.

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I Colori di Cagliari: Quartiere storico di Castello

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Le nonne raccontano che  da sempre a Cagliari “ Sa passillara” è stata quasi un rito, occasione di incontro e scambio di idee oltre che di movimento all’aria aperta.

Si usciva in buona compagnia  per un giro serale nel centro cittadino.

Via Lamarmora, Via dei Genovesi e Castello in genere con il teatro lirico e la Lauc, dove si andava a ballare, pullulavano di persone Eleganti.

Le donne ostentavano fiere nuovi cappellini, gioielli, vestiti di stoffe costose e gli uomini in abito grigio e conetta a volte muniti di elegante bastone facevano mostra di se stessi e dissertavano per le vie del più e del meno godendo della frescura serale.

Le donne più anziane, invece, prediligevano via Manno e via Garibaldi per fare acquisti con le figlie presso i negozi di stoffe oppure Via Roma dove c’era la splendida Rinascente.

Anche gli strati sociali meno agiati si preparavano con i “ vestiti da passeggio” e  aspettavano con l’ansia l‘ora de sa passillara per poter uscire di casa e avere occasione di aggregazione e conoscenza.

Inizialmente i giovani passeggiavano sul tardi dopo lo studio ma dopo la guerra la voglia uscire e incontrarsi portò un mutamento nelle di abitudini cittadine e l’orario della passeggiata venne anticipato alle 17:00.

Ci si incontrava in terrapieno d’estate oppure in via Roma o nel Largo Carlo Felice dove si faceva avanti e indietro fino alle 20:00 circa. La domenica, invece,  si prediligeva andare ad ascoltare la banda al bastione.

Quattro passi nella storia e un cous cous di verdure.

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Qualche giorno fa il corso che frequento ha organizzato un’escursione a Barumini, un piccolo comune del medio campidano situato nella storica zona della Marmilla. A dire il vero più che un’escursione è stata una vera e propria gita scolastica (pulmino compreso). Che emozione! Non ne facevo una da quando con le scuole superiori partimmo per un’intensa  e coinvolgente settimana in Campania…Ad ogni modo, torniamo a noi…Dopo un breve tragitto in autobus siamo arrivati finalmente a Barumini. A Barumini, infatti, c’è un importante sito archeologico della Sardegna ove sorge il famosissimo nuraghe “Su Nuraxi”. I Nuraghi sono strutture in pietra risalenti al  XVIII secolo avanti Cristo con probabile funzione di difesa del territorio  e di aggregazione e secondo qualche autore anche di culto.

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La giornata era splendida e il sole splendeva in alto, caldo e luminosissimo, regalando colori stupendi ad un già meraviglioso scenario! I resti Nuragici sono, infatti posti, come di consueto, in un’ottimo luogo di avvistamento  della verdissima piana circostante. A quei tempi, infatti, riuscire a vedere dal Nuraghe ampie porzioni di territorio significava non solo maggiore sicurezza ma anche possesso di tutto ciò che era a portata di vista! Il mio animo romantico viene istantaneamente appagato dalla vista di tutto quel verde ornato da fiorellini di un intenso color glicine e mi si riempie il cuore al pensiero di tutta la storia che impregna quelle pietre sbozzate!  

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Un consiglio: Se non siete mai stati a vedere uno spettacolo simile prenotate subito il biglietto! Se siete Sardi poi, non potete farne a meno! Gli studiosi, infatti, sono abbastanza concordi nel ritenere che queste strutture appartengano in tutto e per tutto al popolo Sardo che già in epoche precedenti aveva dato vita alla Sardegna prenuragica e che in seguito alla scoperta e all’utilizzo dei metalli si era evoluto in forme sociali più organizzate dando origine prima ai Nuraghi a corridoio detti proto nuraghi e poi in seguito ai nuraghe oggi più conosciuti: “I Nuraghi a Tholos”.

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Purtroppo molti Nuraghi sono stati smantellati e utilizzati come materiale di spoglio a causa della legge delle chiudende e dello sviluppo della rete stradale così oggi molti sono scomparsi e molti altri sono rimasti incompleti. Il nuraghe “ Su Nuraxi”di Barumini, infatti, non è un Nuraghe completo ma vi assicuro che la magia del luogo e il senso di soggezione  davanti alla sua maestosità rimangono comunque intatti. Ciò che sorprende maggiormente in un Nuraghe è costituito dal fatto che questi enormi massi si reggano uno sull’altro senza alcun utilizzo di leganti cementizi ma grazie alla cosiddetta “ tecnica ad aggetto” in cui le pietre del giro superiore della struttura tronco conica sporgono su quelle inferiori restringendo piano piano il diametro della struttura verso l’alto e terminando con una pietra di volta che chiude la struttura.

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Dai modellini di nuraghe (betili torre) che sono stati ritrovati, generalmente nelle capanne delle riunioni, possiamo, inoltre, desumere con un buon grado di certezza che i Nuraghe disponevano anche di terrazze presumibilmente costruite in materiale ligneo. Il Nuraghe di Barumini è un nuraghe complesso. Per complesso si intende che, oltre alla Torre centrale, dispone anche di altre torri, nel caso specifico quattro. Intorno al Nuraghe si possono ancora osservare i resti del villaggio circostante. Il villaggio era costituito di capanne con “ zoccolo in pietra” e struttura del tetto presumibilmente in legno, fango e argilla a cui poteva essere aggiunto un rivestimento in sughero in qualità di isolante. Personalmente mi sono soffermata a guardare e fotografare una capanna a settori divisa in singoli ambienti affacciati su un piccolo cortile. Sono stata incuriosita dalla presenza di un forno all’interno di un ambiente  circolare dotato di sedute di pietra in forma di  gradone circolare.

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Il mio animo da enogastronomoma è subito volato al pensiero di una panificazione familiare e alla condivisione del pane come momento di socialità ma chissà… Ma questo è proprio il maggior pregio di questi luoghi intrisi di mistero: il potere immaginifico ed evocativo che possiedono!!!  Questo tour intorno e all’ interno del Nuraghe, a dire tutta la verità, mi ha letteralmente devastata fisicamente! la causa principale è da attribuirsi al mio poco allenamento fisico!

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  Le scale sono davvero tortuose e le altezze, nelle scale, talmente ridotte da giustificare una postura abbastanza rannicchiata. Ho pensato che gli abitanti di allora non dovessero essere molto alti ma su questo pare che gli studiosi non siano concordi! A seguire abbiamo visitato casa Zapata che al suo interno racchiude come uno scrigno il tesoro di un altro nuraghe polilobato e fra gli altri oggetti esposti al museo vari reperti appartenenti all’ epoca nuragica.

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Fra questi, ovviamente per deformazione professionale e passionale, il mio preferito è una pintadera!

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Le pintaderas sono dei timbri che molto probabilmente venivano utilizzati per decorare il pane e forse per indicare chi aveva preparato quel pane. Ne esistono di bellissime e ho visto che qualche artista inizia a riprodurle in forma di ciondoli per collane ma mi sono ripromessa di trovarne una proprio per decorare il pane..magari la potrei far confezionare con il simbolo della mia famiglia!

Durante questa gita abbiamo pranzato “ al sacco”in pratica solo un piccolo panino col prosciutto e una bottiglietta d’acqua. Tornata a casa, dunque, mi andava di preparare qualcosa di sostanzioso e con una buona dose di ortaggi e verdure: un cous cous vegetariano! Per nulla in tema con la gita ma comunque molto adatto all’ occasione. Io preferisco non preparare le verdure tutte insieme in modo che ognuna mantenga un suo sapore. Se vorrete potrete aggiungere dei ceci o della carne ..Io oggi preferisco questa versione più light 😉

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Ingredienti per sei porzioni di cous cous:

  • Tre bicchieri e mezzo di cous cous
  • un peperone giallo
  • un peperone rosso
  • un peperone verde
  • Una melanzana
  • Tre carote
  • due zucchine
  • una cipolla bianca
  • un porro
  • due spicchi di aglio
  • Spezie per cous cous
  • Sale q.b.
  • Olio q.b.

Procedimento:

Mettere in forno sospesi su una gratella con sotto una teglia di scolo i peperoni e farli cuocere a 180 gradi fin quando la “ buccia” risulterà “bruciacchiata”. Toglierli dal forno e metterli in una busta di cartone, come ad esempio  quella del pane, per fargli perdere l’umidità e poterli così spellare più facilmente. Spellarli, tagliarli a striscioline, salarli e metterli in un recipiente ricoperti con dell’olio e uno spicchio d’aglio sminuzzato. Far soffriggere insieme cipolla, porro, carote, spezie e e zucchine e portare a termine le cottura aggiungendo, se necessario, pochissima acqua. Tagliare la melanzana a cubetti molto piccoli, tritare l’aglio e mettere tutto a cuocere in una casseruola con olio d’oliva e sale. Preparare il cous cous come indicato sulla confezione (ogni tipo di cous cous ha ,infatti, i suoi tempi e dosi di preparazione) aggiungere le verdure e servire in tavola.

 Io oggi ho preferito presentarlo in questa versione composta ma se preferite potrete presentarlo in versione classica!

 

 

ESCURSIONE TURISTICA: “Le Fiere donne di Sardegna”

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Scusate l’assenza ma in questi giorni sono stata davvero molto impegnata per un’esercitazione organizzata dal corso che sto seguendo. Sto frequentando un corso che ha ad oggetto l’archeologia e la storia  della Sardegna nonché l’enogastronomia  e altre interessanti materie che mi saranno spero utili per il mio lavoro. In questa esercitazione ho avuto delle compagne di avventura davvero preparate e stimolanti (Giulia Virdis,Laura Pani e Veronica Olla) e oggi ho pensato che dato che si trattava della progettazione di un itinerario turistico in terra sarda, previo loro permesso di pubblicazione, avrei potuto farvene dono sul blog. E allora eccomi qui. Se un giorno vorrete intraprendere un viaggio in Sardegna questo può considerarsi il nostro “ Consiglio di viaggio”. Noi per l’esercitazione dovevamo costruire un viaggio organizzato ma io preferisco suggerirvi delle tappe senza rendervi schiavi di orari o modalità di viaggio. Potrete così seguire le vostre tempistiche coordinandole alle vostre singolari esigenze.Vi consiglieremo un posto per mangiare e per dormire per ogni tappa così sarete voi a poter gestire le tappe in autonomia.

 Il nostro viaggio si intitolerà le fiere donne di Sardegna e sarà un percorso fra quotidiano, sacro e profano declinato al femminile.

   La Storia più remota della Sardegna arrivata ai giorni nostri racconta, infatti, che ancora prima del Dio toro esisteva una Dea Madre che ispirava il sentimento religioso degli allora abitanti della Sardegna. Dunque la Sardegna antica ha un volto di donna, donna  formosa fertile come la terra. Ma la Sardegna è donna anche per un altro importante motivo ovvero è la culla di una civiltà basata sul matriarcato  (Il sistema sociale matriarcale che si attestava sull’evidenza dell’assunto: “mater semper certam” prevede che la discendenza sociale e il possesso dei beni passi per linea materna).  Le donne però non erano solo figure sacre e possidenti ma anche creature magiche. Erano, infatti, streghe permeate di oscuri poteri o donne danzanti come nel rito di S’argia per guarire i malati. Donne con mille ruoli ma prima di tutto mogli e madri.

Queste circostanze hanno dato grande centralità alla figura femminile e, dunque, volendo presentare la vera Sardegna e la sua vera identità culturale abbiamo scelto un percorso con volto di donna che cammina sulle impronte delle donne sarde partendo dalla Dea Madre in un intreccio fra sacro e profano e fra gli usi, costumi e  saperi culinari delle donne dell’isola. Il nostro Itinerario attraverserà tre province diverse ovvero Cagliari, Nuoro ed Oristano. Si visiterà prima Cagliari, poi Aritzo,Belvì, Bidonì e Nuoro percorrendo la SS 131 per un totale di 215 km percorribili in meno di quattro ore complessive. Consigliamo comunque di svolgere il viaggio in tre o più giorni per maggiore relax e soddisfazione.

Itinerario:

Prima tappa.

Il viaggio inizia con una visita al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari in  Piazza Arsenale 1,ove oltre a modellini dei Nuraghe, statue dei famosi giganti di mont’e prama e tanti altri ritrovamenti potremo vedere le statue della dea madre, antica Divinità nelle sue diverse versioni.

Nelle immediate vicinanze  del Museo archeologico troviamo il Museo Etnografico ove potremo visitare la collezione Cocco che fra le altre cose espone gioielli femminili  della tradizione Sarda.

Informazioni:
Indirizzo: Cittadella dei Musei, piazza Arsenale, 1 – 09124 Cagliari
tel. +39 070 684000
Ente titolare: Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Gestione: Soprintendenza ai Beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano; cooperativa Novamusa
Orari: 9.00 – 20.00; lunedì chiuso
Biglietto: € 4,00 (dai 25 ai 65 anni ); € 2,00 (dai 18 ai 25 anni); € 5,00 (biglietto cumulativo Museo Archeologico Nazionale + Pinacoteca). Esenzione biglietto fino ai 18 anni e oltre i 65 anni

Informazioni:

Museo Etnografico Regionale Collezione Cocco
Indirizzo: Cittadella dei Musei, piazza Arsenale, 1 – 09124 Cagliari
Ente titolare: Regione Autonoma della Sardegna – Istituto Superiore Regionale Etnografico
Gestione: Istituto Superiore Regionale Etnografico
Orari: 10 – 19; lunedì chiuso
Biglietto: Ingresso libero
Una seconda meta a Cagliari potrebbe essere Viale Bonaria per vedere il Santuario Nostra signora di Bonaria patrona massima della Sardegna e protettrice dei Naviganti a cui i sardi sono devotissimi a causa delle tante grazie profuse nei secoli e alla singolare storia legata alla statua.

Informazioni:

Santuario Nostra Signora di Bonaria,Piazza Bonaria, 2, Cagliari
070 301747

Per mangiare a Cagliari consigliamo Sa Piola

Sa Piola è un piccolo ristorantino a metà fra tradizione e innovazione situato in un vicoletto ai piedi della zona di castello. Il ristorante offre piatti di terra e di mare e d’estate è possibile consumare i pasti all’aperto. Per  ben due anni consecutivi  ha ottenuto la Chiocciola d’Oro di Slow Food grazie ad una scelta identitaria dei piatti e alla valorizzazione delle produzioni locali.

Informazioni:

Sa piola

VICO SANTA MARGHERITA 3
09124 – CAGLIARI (CA)
TELEFONO : 070.666714
CELLULARE : 338.4044382

LUNEDÌ: 12-16/19-24

MARTEDÌ: 12-16/19-24

MERCOLEDÌ: 12-16/19-24

GIOVEDÌ: 12-16/19-24

VENERDÌ: 12-16/19-24

SABATO: 12-16/19-24

DOMENICA: 12-16/19-24

Per dormire a Cagliari consigliamo

Le suite sul Corso

Vittorio Emanuele II, 8, 09124 Cagliari
349 446 9789

Oppure

B&B Parco della Musica situato davanti al centralissimo parco della musica di Cagliari in un’ abitazione di pregio che dispone di due stanze  ognuna con bagno privato.

 Informazioni:

Tel. 3356629529

Turriga@live.it

Seconda tappa.

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Una tappa merita un piccolo paesino di  nome Aritzo ai piedi del Monte Gennargentu noto come meta di turismo montano sia estivo che invernale e per la sagra delle Castagne e delle nocciole che vi si tiene ogni anno ad Ottobre. In  una traversa di via Guglielmo Marconi (via Crispi), fra caratteristiche casette in scisto situate lungo strette e contorte stradine si trova,  proprio nel centro del paese un edificio del settecento  noto come “Sa bovida”. Questo è un antico carcere dell’inquisizione che ospita un piccolo museo delle streghe e delle torture.

 Informazioni:
Indirizzo: via Guglielmo Marconi – 08031 Aritzo
tel. 0784 629801
Ente titolare: Comune di Aritzo
Gestione: Società Cooperativa Giuramentu S.n.c. di Aritzo
Orari: 9.00 – 13.00 e 15.00 – 18.00 (da ottobre a maggio); 10.00 – 13.00 e 16.00 – 19.00 (da giugno a settembre); lunedì, Natale e Pasqua chiuso
Biglietto: € 2,50 (visita museo e carcere spagnolo, visita guidata compresa nel prezzo). Esenzione per bambini fino a 10 anni
Tel.0784 629801

Per mangiare e per dormire consigliamo “Aradonì”,un agriturismo molto caratteristico  immerso in un bosco. L’agriturismo è costruito in scisto secondo lo stile delle antiche capanne dei pastori ovvero le “pinnette” che erano appunto strutture di pietra coperte da frasche.

Questo agriturismo dispone di 6 alloggi matrimoniali. Alcune delle stanze hanno il camino e tutte  sono  arredate col tipico mobilio in Castagno. La cucina proposta è la tipica aritzese ed impiega prodotti locali. Qui sarà possibile assaggiare: “Sa brente e’ samene”, “trattalias” e “cordas”, “Coccoi cun gerda”, la lasagna aritzese “is pijos”, la torta di nocciola, la “Seadas o sebadas” e poi la mia passione ovvero le “caschettes”.

Qui inoltre sarà anche possibile prenotare un istruttore ippico.

Informazioni:

SS295, 08031 Localita Aradonì Aritzo NU
0784 629786

Poi si potrebbe fare sosta nel vicino Belvì presso le Domus de janas di Tonitzò per visitare le  cosiddette case delle fate.

Terza Tappa

Una terza tappa potrebbe farsi a Bidonì piccolo paesino più o  meno di cento anime situato sul lago Omodeo che ospita fra casette di pietra e piccoli viottoli il Museo “S’Omo ‘e sa Majarza” (“La casa della Strega “). Il museo è all’interno dell’edificio del vecchio Municipio e accoglie una mostra sulle streghe e la stregoneria che comprende anche il “Malleus Malleficarum”“Il Martello delle streghe”, un codice pubblicato nel 1486  che rappresenta la guida seguita per tutti gli interrogatori alle streghe e le    famose laminette con le più temibili maledizioni. Al museo è poi possibile vedere il leggendario “ carru de sos Mortos” e “ “sa Filonzana”.

Informazioni:
Museo S’Omo e Sa Majarza, via Monte 9, 09080 Bidonì; telefono: 0783 69044 (Comune), 348 3943842 (cooperativa Polis)
Ente titolare: Comune di Bidonì
Gestione: Polis Società Cooperativa Servizi Sociali e Turistici, via Savoia 49, 09080 Boroneddu
Orari: visite su richiesta
Biglietto: € 3 (intero), € 2 (ridotto e gruppi)
Esenzione biglietto: disabili e accompagnatori, bambini che hanno meno di 6 anni
Nei dintorni di Bidonì sarà inoltre possibile visitare un gran numero di  Domus de janas

Noi consigliamo comunque di pernottare a Nuoro poiché non abbiamo conoscenza diretta di agriturismi o B&B a Bidonì.

Quarta Tappa:

Per cominciare  si potrebbe fare una passeggiata a Nuoro leggendo stralci dei brani di Grazia Deledda con sosta sulla splendida terrazza  dell’ Ortobene. Seguirà una breve visita alla casa di Grazia Deledda.

 Informazioni:

Museo Deleddiano

Via Grazia Deledda, 42, 08100 Nuoro NU
0784 242900

Visita al MAN

La visita all’interno del Museo Man potrà essere focalizzata sulla figura femminile se si sceglie di concentrarsi  sulle opere  di alcuni dei più importanti artisti sardi del Novecento  che hanno messo in luce l’importanza della figura femminile nell’ambito di una nuova visione della Sardegna, mirata alla celebrazione di valori autoctoni e del “primordiale” e basata sulla società matriarcale. Gli artisti in questione sono Antonio Ballero, Filippo Figari, Giovanni Ciusa Romagna, Carmelo Floris, Giuseppe Biasi, Francesca Devoto, Cesare Cabras, Bernardino Palazzi, Maria Lai, Costantino Nivola, De Gonare, Giovanni Canu, Mario Delitala.

Tra le opere sicuramente degne di menzione accenniamo a “Sa Ria” di Antonio Ballero,  con la sua rappresentazione della prefica,fortemente legata alla tradizione popolare sarda delle donne, di riunirsi a piangere per un defunto. Ancora, abbiamo, “Donna con frutta” di Giovanni Ciusa Romagna che testimonia la volontà del pittore di documentare il mondo delle tradizioni popolari diffuse nella sua isola. In particolare egli era affascinato dai costumi femminili.

Il tutto senza trascurare le opere di Giuseppe Biasi importante artista i cui temi adottati risvegliano associazioni immediate con le opere di Grazia Deledda. Infatti, come nei romanzi della scrittrice sarda, anche nei dipinti di Biasi l’evocazione del mondo sardo fa perno sull’ immagine femminile vista come immagine del “primitivo”. Molto suggestiva, l’opera dal titolo “Ragazze di Cabras”.

 Informazioni:

Man Museo D’arte provincia di Nuoro

Via Sebastiano satta 27-08100

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Orari: 10_13/15-19

Chiuso il lunedì

Info@museoman.it

Il Pranzo Potrebbe essere consumato presso L’agriturismo Camisadu che dista 21 minuti ( in macchina) da Nuoro e presso il quale sarà possibile vedere: L’antico telaio obliquo, il ricamo del fazzoletto olianese, l’angolo dei prodotti naturali ed erbe tintorie e un laboratorio per la preparazione del pane carasau. L’offerta enogastronomica dell’agriturismo Camisadu è da considerarsi fra le più autentiche. Le verdure e i frutti sono coltivati all’interno dell’agriturismo con attenzione alla biodiversità e con metodi di agricoltura biologica. L’ottima qualità del terreno e delle acque di questa zona conferiscono ottima qualità a tutte le produzioni agricole. Qui sarà, ad esempio, possibile assaggiare anche un presidio slow food come la pompia. Questo territorio, situato fra Orgosolo e Oliena, inoltre, è particolarmente vocato per la coltura della vite e per gli antichi saperi che ne presidiano la vinificazione. Qui la vite ha origini molto antiche e i sentori del vino olianese sono assai tipici e riconoscibili. Si narra che D’Annunzio allorquando visitò Oliena all’ inizio del secolo scorso fu talmente affascinato dal Cannonau di Oliena da dedicargli una poesia e da chiamarlo “Nepente” ovvero bevanda che  attenua i dolori fisici e fa dimenticare le sofferenze spirituali grazie ai suoi poteri ipnotici e sedativi. Anche gli insaccati sono a km zero perché le carni vengono allevate, macellate e preparate in loco. La scelta è molto varia e spazia dalle salsicce alle pancette, guanciali, lardo e prosciutti. L’affumicatura avviene bruciando legno di ginepro e questo conferisce un gusto autentico e particolare ad ogni prodotto che rievoca la terra e i suo sentori e aromi. Le carni servite sono porchetto, agnello, capretto, cordula e salsiccia arrostite all’interno di un antico camino. I primi sono tutti confezionati a mano : Maccaronis de busa, ravioli, gnocchetti culurgiones, Ordascia. Avremo, inoltre, una proposta di zuppe con erbette spontanee del posto e l’immancabile pani frattau. Anche i complementi del pasto sono tipici e prodotti fra le mura dell’agriturismo. Il pane carasau viene addirittura preparato insieme agli ospiti e l’olio è di qualità superiore, aromatico, intenso e con il tipico sentore carciofato, prodotto con le olive da loro coltivate. I dolci sono quelli della tradizione e sempre preparati dalla padrona di casa e fra questi viene servita anche l’immancabile Sebadas con il miele.

Informazioni:

Strada vecchia Oliena Orgoloso, 08025 Localita Camisadu Oliena NU
368 347 9502

Nelle vicinanze  dell’Ariturismo presso Orgosolo (30 minuti in auto) si potrà visitare: “Tramas de seda” il laboratorio-museo di Maria Corda dove ancora oggi si alleva il Baco da seta di razza ”Orgosolo”, da cui si ottiene la seta per confezionare poi a telaio su lionzu, copricapo del costume tradizionale femminile di Orgosolo.

 

Bauletti di zucchine e cipolle

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Ingredienti per sei bauletti:

250 grammi di pasta sfoglia

tre zucchine

due cipolle

pepe nero

olio evo q.b.

sale q.b.

un rosso d’uovo

semi di papavero

una mozzarella

Procedimento:

Tagliare a striscioline sottilissime con l’aiuto di un pelapatate le zucchine fino a formare delle lunghe striscioline sottili. Tagliare le cipolle a rondelle e scomporle. Mettere le cipolle e le zucchine in una casseruola con dell’olio e cuocerle fino a far perdere la croccantezza alle cipolle. Aggiungere il pepe nero e il sale. Stendere la pasta sfoglia e ricavarne sei quadrati tutti uguali fra loro che andranno adagiati su dei pezzetti di carta da forno e poi in delle piccole “tegliette da crostatina. Disporre all’interno di ogni sfoglia le zucchine, le cipolle e una fetta di mozzarella. Spolverare con del pan grattato e chiudere il bauletto tirando le estremità. Spennellare con un rosso d’uovo, spolverare con semini di papavero, mettere un pezzetto di zucchina ove si congiungono le estremità del bauletto e porre in forno preriscaldato a 180 gradi fino a doratura.