World Wine : Un mondo in divenire in cui wine bloggers e food bloggers influenzano la produzione e il consumo.

Il vino di un certo livello inizialmente era appannaggio delle case di una ristretta elitè e veniva acquistato in enoteca oppure era consumato in ristorante in occasioni particolari. Si trattava per lo più di etichette locali di qualità con prezzi non sempre accessibili. Con l’avvento delle grandi catene di supermercati anche l’ offerta e la domanda  nel settore vino sono mutate. Da una parte il vino di qualità è divenuto più accessibile in quanto ribassato per essere utilizzato come prodotto civetta dall’altra la possibilità di scelta per il consumatore si è ampliata per comprendere anche etichette  oltre il confine regionale. Sempre più consumatori hanno potuto acquistare vino di qualità da degustare nelle proprie case magari spingendo i padroni di casa a sperimentare nuove ricette degne di accompagnare quell’etichetta. Anche la nascita di nuove tipologie di locali come, ad esempio, i wine- bar ha reso possibile avere un accesso facilitato al buon vino. Questi locali, in genere, con atmosfera informale, possibilità di prendere un unico piatto o qualche “stuzzichino” per accompagnare un singolo calice hanno, in linea di massima, prezzi più contenuti rispetto ai veri e propri ristoranti. In pochissimo tempo la globalizzazione ha però creato una situazione di eccesso di offerta e ha obbligato il consumatore a destreggiarsi giorno dopo giorno nelle scelte e priorità di acquisto. Si è passati da un consumatore per così dire razionale ad un consumatore mosso da un desiderio di leopardiana memoria. Non si compra più per bisogno ma per desiderio. La pubblicità, dunque, è stata orientata nel senso di creare desideri nelle persone. Ciò che si vende però non è più un prodotto bensì uno stile di vita. L’uomo della “società liquida” come la chiama Baumann è un uomo alla ricerca di se stesso,lo sgretolamento dei valori, della morale e delle certezze lavorative ha fatto di lui, come ho già avuto modo di accennare in passato, un uomo alla costante ricerca dell’autodefinizione: Autodefinizione che ricerca anche all’atto di acquisto. Compra per definire la sua personalità facendo spesso anche scelte contraddittorie e fuori dalla logica qualità-prezzo. A tal proposito nel campo del vino esempio limpido di questo meccanismo è quello del californiano zinfandel che è diventato grazie ad una sapiente azione di marketing espressione di un modo d’essere e di pensare prima ancora che un prodotto vino. Ciò che viene venduto è un messaggio culturale e emozionale legato addirittura ad un proprio festival….in realtà si vende una vera e propria esperienza! Questo tipo di marketing è detto appunto esperienziale! Oggi, in realtà, la pubblicità ed il messaggio sembra essere, inoltre, rivolto soprattutto alla donne. Sarà perchè spesso sono queste ultime a provvedere al rito della spesa e ad effettuare, dunque, le scelte di consumo nei supermercati ove ora vi sono tante etichette provenienti da varie parti del mondo ma anche e sicuramente perchè l’emancipazione ha portato a ridefinire i ruoli e non sono più soltanto gli uomini a scegliere e ordinare il vino. A riprova di ciò oggi, infatti, esistono molte associazioni di degustazione di vini, grappe e distillati interamente rivolte ad un pubblico femminile. Lupus in fabula proprio oggi alla televisione ho sentito parlare dell’associazione ” Donne della grappa”! Un’ulteriore passo avanti però è stato compiuto con l’avvento di internet. Il consumatore diventa maggiormente accorto, non si fa più inculcare passivamente desideri ma inizia a desiderare e ad influenzare con il suo desiderio la produzione. Si passa dunque da un sistema in cui le aziende producono e poi cercano di inculcare il desiderio di quanto prodotto nel consumatore ad una situazione in cui il consumatore con i suoi desideri palesati grazie alla rete influenza le scelte di produzione e assume ruolo attivo nelle scelte produttive aziendali. In un sistema del genere si creano veri e propri fans dei prodotti più o meno fedeli al marchio che formeranno lo zoccolo duro di acquirenti di un determinato prodotto e i bloggers diventano quasi degli opinion leader, a cui è possibile influenzare le scelte di consumo di coloro che li leggono a prescindere dalla loro preparazione e dalla veridicità delle loro asserzioni. Molte aziende ormai l’hanno capito e contattano i blogger per testare i propri prodotti di bellezza, i propri robot da cucina e ogni genere di prodotto in vendita sul mercato e ciò non pare differente nel settore del food e del beverage. La migior pubblicità di sempre ovvero Il buon vecchio passaparola assume in rete dimensioni gigantesche  e sono queste porzioni di acquirenti che prendendo posizione in relazione ad un prodotto che ne orientano consumo e produzione. I blog e i social network diventano luoghi di aggregazione di desideri, opinioni e orientamenti che diventano patrimonio inestimabile per le scelte produttive delle aziende e ancor più utili per le piccole aziende locali che tramite il web possono acquisire dei buoni livelli di visibilità sfruttando il valore della territorialità in modo da tendere al cosiddetto “glocal” ovvero al pensare globale ed agire locale. Sarebbe auspicabile, dunque, che queste ultime siano informate riguardo a questi meccanismi e che i blogger scrivano sempre in maniera “eticamente corretta”.

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