Pasta rustica della zia Igea

La zia Igea era la più grande delle due sorelle di mio nonno materno. Abitava in Abruzzo  ed era  una vera e propria “Dea della cucina”. Come tutte le brave cuoche che si rispettino era sovrappeso…del resto, personalmente, diffiderei di uno chef troppo smilzo!  Si racconta però che da giovane fosse in perfetta linea e che fosse una delle donne più belle di Pescara! Era di media statura, aveva un incarnato bianchissimo con pelle di porcellana e due occhi scuri e quasi orientali tanto erano a mandorla! Nasino delicato e un bocca piccola e rossa come una ciliegia!

Si era sposata molto giovane con il suo unico e grande amore che d’ora in poi, se capiterà di parlarne in questo blog, chiamerò zio Bruno. Aveva fatto con lui quella fuga romantica che in quella parte dello stivale si chiama: “ fuitina”! Purtroppo zio Bruno morì piuttosto prematuramente lasciando Igea sola e con tanta voglia di cucinare per amici e parenti riempiendo la casa di gente come le era sempre piaciuto! All’ora di pranzo o di cena a casa sua c’è sempre stato un viavai di persone…specialmente quando da più anziana, si era fatta più pesante, e non riuscendo ad uscire a fare passeggiate, la mattina a colazione pensava a ciò che avrebbe cucinato a pranzo e a pranzo a ciò che avrebbe preparato per la cena, così, chiunque capitava di li era il benvenuto! E non direi che la gente ci “ capitasse” anzi, ci andava di proposito perché a casa della zia Igea ogni giorno era una festa!

Una delle sue frasi più note e ricorrenti era: La tavola invita!

E diceva sempre a me e a mia madre che non importava chiedere alle persone se volessero trattenersi per i pasti o se avessero o meno fame bensì bisognava semplicemente apparecchiare e si sarebbero certamente seduti! Era amata Da tutti la zia Igea, aveva “ il cuore sfasciato” come dice mia madre! Era , infatti, una persona molto generosa..Se aveva indosso qualcosa e chiunque gli diceva che era proprio un bel vestito, un bel gioiello, una bella sciapa dei bei guanti…bhe..lei se li toglieva immediatamente e li regalava a quel qualcuno! Ma aveva anche un suo caratterino capriccioso e da bambina ..assomigliava in questo molto  ai gatti che tanto amava! Io lo so bene…

Quando ero piccina e frequentavo le scuole elementari e lei ancora era “ attiva fuori casa” prendeva spesso l’aereo per venire in Sardegna a trovare Il fratello e i nipoti e trovava sempre ospitalità in casa mia perché mia madre la adorava!

Ebbene, lei mi rubava lo scettro di piccolina di casa! Io volevo vedere i cartoni animati e lei Starsky ed Hutch o unu bell’ filmett’  e il peggio è che la spuntava sempre lei…anche quando mi rubava le merendine di nascosto perché essendo diabetica non poteva mangiarle o quando si faceva fuori bustoni interi di semini di zucca! Una volta mio padre l’aveva trovata in cucina nel cuore della notte a mangiare un panettone di nascosto perché sapeva che avendo il diabete lo avremmo sicuramente impedito  in nostra presenza alla luce del giorno. La zia Igea riempiva la casa di gioia e di profumi. Dalle sue mani in pochi minuti venivano assemblati  impasti e piatti sopraffini : Biscotti fatti in casa, torte, pizze alle bietole, torte salate, Fagioli con le cotiche, Pipintune e pattane,calciunetti,sclucchiata, cicerchie, cassuni, fiadoni…Le mie compagnette di classe sapevano quando la zia Igea era in casa nostra..perchè in quei giorni ero super-impegnata! Era una giramondo e amava gli aperitivi, lo shopping e il mare…

Non sapeva nuotare e per fare il bagno utilizzava: “ la ciambella” un  enorme salvagente in plastica con la forma di un pneumatico… Ero una bambina e dunque molte cose le ricordo più grandi di quanto erano in realtà ma non credo  di sbagliarmi in questo caso perché questo ciambelline doveva essere davvero grande per accogliere il vitino non troppo sottile della zia Igea che ai tempi pesava quasi cento kg e non era certo altissima! Anche se non sapeva nuotare la zia Igea aveva anche un’ altra virtù. Oltre all’essere una cuoca provetta era una medium. Le capitava spesso di vedere e parlare con le anime dei defunti e raccontava in merito molti” fattarelli” curiosi. Oggi in ricordo della zia Igea voglio farvi dono di uno dei suoi impasti più preziosi. Forse l’unica ricetta che mi ha insegnato lei personalmente senza prima insegnarla a mia madre e spero che mentre scrivo mi sorrida da lassù e che non si adiri quando scrivo del suo sovrappeso 😉

Questo tipo di pasta può essere impiegato per diverse preparazioni come ad esempio: sformati, dolci fritti come le frappe( in questo caso senza pane grattugiato), fiadoni tipici abruzzesi ripieni di formaggi, salatini e tanto altro. È una pasta molto leggera perché composta soltanto da farina, pane grattugiato, sale, olio extravergine d’oliva, vino bianco e uova.  Il risultato è un impasto friabile e particolarmente digeribile. Purtroppo, essendo un ricetta molto antica non include quantità molto precise poiché proviene da una tradizione e da una consuetudine casalinga di fare tutto” ad occhio”dunque armatevi di coraggio e provate!

Ingredienti:

un uovo

Un uovo ( da utilizzarsi come un misurino) colmo di vino

Un uovo colmo di olio

un cucchiaino di sale

farina qb

pane grattugiato qb

Procedimento:

Mettere un uovo in una ciotola di media ampiezza, un pizzico di sale, un pizzico di pepe nero. Utilizzando un guscio d’uovo come misurino riempirlo prima col vino e poi con l’olio e versare il tutto all’interno della ciotola con il resto degli ingredienti. Ora si passa ad incorporare la farina q. b. e un cucchiaio di pangrattato sin quando non si otterrà un composto elastico ed omogeneo che andrà lavorato con le mani e ridotto in lamina sottile sulla carta da forno servendosi di un mattarello. 

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