Il Vino: Contenuto culturale

Il vino, questa bevanda così seduttiva, ricca di storia e di contenuti culturali. Bottiglie misteriose con ammiccanti etichette che sorridono dagli scaffali delle enoteche e invitano silenziosamente a scoprirne i segreti stappandole. Argomento intorno al quale si possono sviluppare tantissime discussioni ad alto contenuto culturale. Sostanza di cui piace parlare, complemento inseparabile delle cene e ricorrenze importanti. Si stappano bottiglie per festeggiare nascite, compleanni, lauree, matrimoni, anniversari,cene galanti, cene di lavoro.

Vino che crea convivialità, sintonia, intimità ma che paradossalmente  nella sua funzione di status symbol esalta le differenze discriminando  e dividendo. Si stappa un’etichetta importante per dare lustro a se stessi e per onorare i propri invitati di riguardo. Diviene così elemento imprescindibile per ” fare bella figura” Con la stessa funzione un’ etichetta importante si  inserisce nelle carte dei vini di alcuni  ristoranti per trasferirgli prestigio.

Vino carico di valori estrinseci e contenuti culturali  con propri riti e proprio vocabolario. Vi è differenza, infatti fra il comune bere e il degustare vino. Si degusta seguendo rituali di degustazione andando oltre la piacevolezza del gesto senza fermarsi alla funzione dissetante per scoprire come investigatori nel bicchiere quanto più possibile sulla storia di quel vino. Scoprire  il vitigno, le proporzioni nei blend, il terroir, l’invecchiamento e quant’altro. La degustazione, infatti,  inizia nella mente, ancor prima di aver portato il bicchiere alle labbra. La lunga storia del vino rappresenta, inoltre, ulteriore motivo di fascino di questa bevanda.

Si dice che sia nato fra il Mar Nero e il Mar Caspio, in territori caucasici ed è stato datato al 7500 A.C.Una curiosità è rappresentata dal fatto che  recentemente, proprio qui in Sardegna, nelle vicinanze di Cabras, vicino ad un un nuraghe  sembra siano stati ritrovati dei semi di vernaccia e malvasia risalenti a circa tremila anni fa  e pare che la prova del carbonio 14 effettuata dal centro di osservazione biodiversità dell’università di Cagliari  abbia confermato la datazione. Ad ogni modo pare che il Vino anticamente venisse prodotto all’interno di grandi contenitori di terracotta interrati chiamati “knevri” e veniva utilizzato come  disinfettante per le acque per supplire alla penuria di acque potabili in determinate zone. Si procedeva miscelando acqua e vino , in funzione di disinfettante e da questa pratica deriva il termine ” miscere”.

Ma il vino  in  verità è sempre stato molto di più che un prodotto di disinfezione poichè è ” nettare degli Dei”. La stessa coltura della vitis vinifera rappresentava un rituale intriso di significati religiosi legati al ciclico alternarsi delle stagioni e alla ciclicità della vita. Inebriarsi di vino per mettersi in comunicazione con il Divino era una pratica condivisa.

Presso gli antichi Egizi, ad esempio, bere vino equivaleva a nutrirsi della divinità e più tardi con il cristianesimo questo Vino si trasformerà in Sangue di Dio offerto in Sacrificio per la salvezza umana.

Abbiamo, dunque visto che il Vino prima ancora di essere buono o cattivo ha un contenuto estrinseco ovvero  una  sua funzione comunicativa. Unico requisito richiesto perchè questo vino abbia questo contenuto è che si tratti del frutto della vite:  ex gemine vitis.

Oggi queste caratteristiche estrinseche del prodotto vino vengono utilizzate per  farne il cosiddetto  prodotto civetta al supermercato o per costruire itinerari enogastronomici o ancora per far conoscere la regione di produzione del vino nel mondo. Una bottiglia,infatti, viaggia portando nel suo contenuto la storia del suo terroir, storia di luoghi e di genti e di saperi antichi che l’hanno prodotto e viaggia con le sue etichette. Etichetta e controetichetta hanno il potere di portare in viaggio un luogo, una regione, uno stato. Secondo Lèvi Strauss : “la cucina di una società è un linguaggio nel quale essa traduce inconsciamente la sua struttura”. Questo concetto può essere applicato per analogia anche al prodotto vino. Le caratteristiche dei vini, infatti, oltre che dell’influenza del vitigno e del terroir risentono della cultura gastronomica di una società poichè il vino da sempre è stato abbinato alle abitudini alimentari della società di riferimento. A questo proposito può essere utile un esempio esplicativo che contrappone le diverse abitudini alimentari dei soggetti stanziati in Romagna e di coloro i quali erano stanziati in Emilia. In Emilia, infatti, l’alimentazione era un’alimentazione ricca di grassi ( insaccati e cucina a base di lardo) poichè vi era un’intenso allevamento (l’editto di Rotari del 643 la descrive come terra dedita specialmente all’allevamento tanto che era consentito agli animali pascolare addirittura nei terreni coltivati) mentre, in Romagna ogni abitante aveva il proprio orto e vi era un’alimentazione povera che sostituiva i legumi alla carne. Il risultato è un diverso modo di intendere e consumare il vino.La cucina ricca di grassi dell’Emilia rendeva necessario prediligere vini frizzanti e acidi per ” sgrassare” mentre in Romagna si consumavano vini prevalentemente fermi quali Sangiovese, Trebbiano e Albana.

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